IVREA - L’istruzione, al pari del lavoro, è uno degli elementi più importanti per la rieducazione in carcere. Attraverso la formazione impartita negli istituti penitenziari  alcuni detenuti scoprono interessi e sviluppano capacità in settori con cui non si erano mai confrontati in precedenza. L’istruzione in carcere, nonostante le difficoltà, crea così nuove possibilità. Lo sa molto bene Roberto Notaro, detenuto Casa Circondariale di Ivrea, che lì partecipa al corso di letteratura italiana ed è autore di un’originale fumetto su Dante.

Come è nata l’idea di recuperare le parole «perdute» di Dante con un fumetto? «Il mio lavoro è risultato di un intero percorso svolto attorno alla figura di Dante; lo studio della vita e delle opere, in particolar modo della Divina Commedia, del Sommo poeta è avvenuto insieme alla nostra insegnante di Italiano Sabrina, che ci ha presentato il padre della lingua e letteratura italiana partendo proprio dalle “sue parole”, da quelle che aveva coniato, passando per quelle che sono ormai “perdute” fino ad arrivare a quelle che sono entrate nel nostro lessico. Io, che sono appassionato di disegno e ho dimestichezza nel disegno veloce a matita, ho deciso di dare una nuova vita alle parole perdute raffigurandole in un fumetto. Sono riuscito a trasmettere con questo tipo di disegno le mie sensazioni e il significato delle parole scelte».

Cosa ti ha portato questa esperienza? «Prima di entrare in carcere non avrei mai pensato di impegnarmi così tanto nell’istruzione che ho sempre ritenuto importante, ma alla quale non ho mai dedicato abbastanza tempo. Invece, qui, grazie all’aiuto degli insegnanti ho riscoperto tante passioni, la scuola ha rispolverato i miei talenti e io mi sto impegnando affinché fioriscano. Lo scorso anno, sempre insieme a Sabrina, ho partecipato ad un’iniziativa proposta dal Salone del libro di Torino: “Un decalogo per l’Europa”, ho scritto dieci punti nei quali disegnavo la mia Europa ideale, il decalogo è online sul sito del Salone del libro e sapere che migliaia di persone hanno potuto leggerlo, mi rende molto orgoglioso – aggiunge Roberto - Questa esperienza ha confermato la mia bravura nel disegno, ha aumentato la mia autostima e mi ha permesso di mostrare a tutti le mie capacità».

Quale altra storia o personaggio vorresti raccontare attraverso un fumetto o con altri lavori? «Non è la prima volta che mi metto all’opera, il disegno è lo strumento col quale riesco ad esprimermi meglio, per cui ho già realizzato dei quadri in cui raffiguravo storie e personaggi, utilizzando o la tecnica a pennarello o a punteggiatura o a china – conclude Roberto - Attraverso i miei disegni ho raccontato storie di vita dei detenuti all’interno del carcere, ho immortalato espressioni, sguardi e sentimenti. Potrei raccontare qualunque storia, disegnare qualsiasi personaggio… probabilmente mi piacerebbe trasformare fatti di cronaca in disegni!».

Gli ottimi risultati ottenuti da Roberto sono il frutto dell’impegno e della passione di docenti, come Sabrina Mazzarino, che seguono i ragazzi della casa circondariale di Ivrea con professionalità e capacità. Quando ha deciso di insegnare in carcere e impegnarsi per avvicinare i ragazzi di un istituto penitenziario al mondo dell’istruzione? Quanto è importante per loro questa attività-percorso? «Ho iniziato a lavorare nella Casa Circondariale di Ivrea lo scorso anno scolastico, ma la mia esperienza negli istituti penitenziari ha delle origini più lontane, ho svolto diverse attività di volontariato presso le carceri campane quando ero ancora una studentessa. I detenuti sono privati, per giusta causa, della loro libertà fisica, ma devono essere aiutati e accompagnati nel loro percorso di detenzione, affinché non perdano anche la loro libertà intellettiva! Qualcuno molto più saggio di me ha detto che la cultura rende liberi e la scuola in carcere si propone proprio tale obiettivo: aprire la mente a nuovi orizzonti, dare accesso alla conoscenza, educare al pensiero e alla riflessione, dare a tutti gli strumenti per prendere in mano la propria vita e farne qualcosa di sorprendente».

Quali sono stati gli aspetti della realtà carceraria che l’hanno colpita di più in questo suo lavoro? «La realtà carceraria, ovviamente, contorna e fa da sfondo al nostro lavoro, ma una volta entrata in classe io vedo solo degli studenti desiderosi di apprendere, di mettersi alla prova e con tanti talenti che troppo spesso hanno deciso di mettere da parte per fare altro, Roberto ne è un esempio – spiega Sabrina Mazzarino - Uno degli aspetti che mi ha fin da subito colpita è il rispetto che gli studenti hanno nei confronti degli insegnanti e dello studio. Tra i banchi di scuola non ci sono mai studenti disinteressati e distratti, ma persone che hanno deciso di darsi una seconda possibilità e si impegnano, ogni giorno, per raggiungere degli obiettivi che mai avrebbero pensato di raggiungere».

Come si svolge l’attività scolastica in carcere? Quali difficoltà incontrano docenti e studenti? E quali sono gli obiettivi raggiunti e quelli da raggiungere? «L’attività scolastica in carcere è inevitabilmente legata ai ritmi, agli orari e alle disposizioni dell’Istituto Penitenziario; tuttavia, le due istituzioni si coadiuvano affinché i detenuti possano usufruire di tutti i servizi erogati – conclude Mazzarino -  L’offerta formativa proposta dal CPIA4 Adriano Olivetti è ampia e variegata, adatta a chi ha già dimestichezza col mondo scolastico, ma anche a chi non ha mai preso una penna tra le mani. Il percorso formativo si sviluppa lungo diversi livelli: corso di alfabetizzazione, licenza media, corsi modulari quali arte, musica, inglese, educazione fisica, lettura, scrittura, alimentazione, informatica, corsi PON (teatro, musica). La Casa Circondariale di Ivrea è diventata una scuola a tutti gli effetti, ottenendo il codice meccanografico, solo dallo scorso anno, parliamo quindi, di un’istituzione scolastica “giovane” che sebbene vanti esperienze decennali, si sta costruendo pian piano;per cui, nonostante gli obiettivi raggiunti siano lodevoli, basti pensare alle collaborazioni con il Salone del libro, alla partecipazione alla Grande Invasione di Ivrea, alla vittoria del concorso Adriano Olivetti, non ci culliamo sui risultati, ma miriamo a livelli sempre più alti tenendo sempre a mente il nostro obiettivo principale: rispondere ai bisogni educativi degli studenti detenuti».

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