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RIVARA - La sala conferenze delle ex serre di Villa Ogliani a Rivara ha ospitato sabato 8 novembre la presentazione del libro «Mi troverai vivo» scritto da Antonio Corona. L'iniziativa, organizzata nell'ambito dei «Salotti culturali d'autunno» da Associainsieme in collaborazione con il Comune e la biblioteca «Giorgio Colli» ha regalato un piacevole pomeriggio per gli amanti della lettura, della scrittura in versi e dei buoni libri.

A fare gli onori di casa ci ha pensato il curatore dell'evento, Vincenzo Martino, mentre l'autore ha dialogato con la scrittrice, Rosanna Frattaruolo, che ha curato la postfazione del libro, pubblicato da La Vita Felice editore. «Mi troverai vivo è il guanto di sfida lanciato alla vita che, con ostinazione, pone l’uomo-poeta di fronte a prove stremanti, gravide di turbamenti e afflizioni - ha scritto Rosanna Frattaruolo - La parola poetica è l’arma affilata da Antonio Corona per affrontare la ferita originata dal duro contatto con la malattia, con il carcere e la delusione sentimentale e per riuscire a vedersi come altro rispetto alla propria sofferenza. L’autore affronta il dolore in un corpo a corpo, utilizzando una parola attenta e fendente, per esserne poi attraversato in una sorta di atto di purificazione. È una parola che lascia il segno, una spada che oltrepassa il mero sfogo emozionale. Con quest’unica arma rivela i demoni sotto mentite spoglie e li affronta, prova a sanare le ferite dell’abbandono e della malattia, libera simbolicamente i detenuti dal peso della colpa, provando compassione per gli ex carnefici e la loro pena da scontare. Rivolge la lama della parola poetica anche verso se stesso, perdonandosi la colpa di essere stato preda.

La prima sezione del libro, legata all'esperienza del laboratorio di scrittura in carcere, è stata quella più sentita dall'autore. Proprio nel corso della presentazione, infatti, Antonio Corona ha sottolineato l'importanza di superare il suo pregiudizio nei confronti del mondo carcerario attraverso questo progetto di laboratorio che «è stato per i detenuti una possibilità di esprimere alcuni aspetti intimi e di forte fragilità, una possibilità di essere ascoltati».