SAN MAURIZIO CANAVESE - Si è svolta nel cimitero del capoluogo la cerimonia di commemorazione di Luigi Olivari nell'anniversario della morte. A rendere omaggio alla memoria del primo Asso dell'aviazione italiana, insieme al sindaco Paolo Biavati e al consigliere comunale Franco Picat Re, anche i membri dell'Associazione Arma Aeronautica, nucleo Ciriè e Valli di Lanzo.

«Per gli appassionati di storia, di aviazione e di gesta eroiche, Luigi Olivari fu e resta un’icona intramontabile – spiegano dal Comune - Per molti di noi invece, distratti passanti lungo le vie di San Maurizio Canavese, è semplicemente quel signore il cui nome sta scritto sulla targa della via che dalla chiesa parrocchiale conduce a piazza Marconi e alla stazione ferroviaria. Ed è un peccato, dal momento che Luigi Olivari è un personaggio la cui storia merita davvero di essere conosciuta da tutti, sia perché si tratta di una storia straordinaria sia perché Olivari, primo Asso d’Italia dell’aviazione da caccia, crebbe proprio a San Maurizio Canavese». Luigi nacque a La Spezia – il 29 dicembre 1891 – dove la sua famiglia si era trasferita dal Piemonte per ragioni di lavoro. Quando però papà Tommaso morì prematuramente, la famiglia tornò a San Maurizio Canavese, dove mamma Maria intraprese un’attività di sarta e modista.

«Luigi era particolarmente vivace ed esuberante. Amava l’ebbrezza della velocità, il brivido dell’adrenalina e adorava la motocicletta, con la quale disputò anche alcune gare. Ma soprattutto amava il volo, tutto il volo – spiegano dall’Amministrazione comunale - Nel 1914 ottenne il brevetto di volo civile dopo aver frequentato la scuola di Mirafiori. All’ingresso dell’Italia nella Prima Guerra Mondiale, dopo essere stato scartato alla visita di leva, entrò come volontario nel Battaglione Aviatori e nel 1915 ottenne il brevetto di volo militare. Dopo una fase di addestramento a Parigi, fu assegnato alla Prima Squadriglia Caccia, insieme, fra gli altri, al tenente Francesco Baracca, altro mito dell’aviazione militare italiana. La base aerea si insediò a Santa Caterina di Udine. Il 2 aprile del 1916 Luigi abbatté il suo primo aereo nemico, ma cadde oltre la linea dell’Isonzo. La sua vittoria pertanto non fu omologata ufficialmente ma resta la prima vittoria nella storia dell’aviazione militare italiana».

«Da quel momento Luigi Olivari si rese protagonista di una carriera fulminea, con 34 combattimenti aerei e almeno 17 abbattimenti. Ma già dopo il quinto abbattimento, il 16 settembre 1916 nei cieli di Caporetto, ottenne il titolo di Primo Asso dell’aviazione italiana. Ancora nel 1936, quasi vent’anni dopo la sua morte, la cronaca di un suo leggendario combattimento comparve su una rivista americana come una delle più grandi azioni di guerra nei cieli. Oltre che grande pilota, era anche un ottimo meccanico, tanto che partecipò attivamente alla realizzazione del prototipo dell’Ansaldo Balilla, il primo caccia di progettazione e costruzione italiane. L’11 febbraio 1917 fu protagonista di uno spettacolare combattimento nel cielo di Udine, ricevendo personalmente, appena tornato a terra, i complimenti di Vittorio Emanuele III e del generale Cadorna che, trovandosi in città, vi avevano assistito restando impressionati dalle manovre di Olivari e dei suoi compagni di battaglia».

Le favole però finiscono, e non sempre bene: «Il 13 ottobre 1917, con le valigie già pronte per tornare dai suoi cari a San Maurizio Canavese, Olivari ricevette l’ordine perentorio di scortare un velivolo in missione fotografica nei pressi di Lubiana. Contrariato e a malincuore, obbedì all’ordine, salì per la missione comandatagli sul suo caccia SPAD sul campo di Santa Caterina di Udine e attaccò una decisa cabrata: il velivolo andò in stallo, scivolò d’ala e precipitò. Qualcuno racconta che Luigi morì sul colpo, qualcun altro che spirò dopo qualche minuto di agonia. Ci fu anche chi sostenne la possibilità che l’incidente fosse stato causato da un sabotaggio, eventualità peraltro presto esclusa dalla commissione militare d’inchiesta incaricata di esaminare il relitto del velivolo. La morte del primo Asso d’Italia destò profonda commozione nell’opinione pubblica di tutta la nazione. A Udine furono celebrati i funerali solenni e la salma fu tumulata nel cimitero cittadino, ma sei anni più tardi, nel 1923, fu traslata nel cimitero di San Maurizio Canavese, dove riposa tuttora nella tomba di famiglia».

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