Quando sono nati, nel 1977, i “Police” erano quel che ogni band è all’inizio: tre ragazzi zeppi di ogni con storie diverse, messi insieme dall’amore per la musica e il sogno di farne un mestiere. Steward Copeland, il batterista di origini statunitensi, conosce in un club di Londra Gordon Matthew Summer, per tutti “Sting”: insieme notano il talento di Andy Summers, e poco dopo i tre partono un’avventura che inizia con “Regatta de Blanc”, portandoli a incidere 14 album venduti in 75 milioni di dischi. Si sciolgono un decennio dopo e dopo anni di silenzi e veleni, i tre si riuniscono nel 2007 per un tour mondiale che i tre definiscono “un abito di Prada fatto di rasoi”.
Fra di loro, è storia nota, le cose funzionavano a stento. Lo hanno ammesso i tre anni dopo, nel corso di interviste o speciali televisivi in cui hanno ripercorso i loro anni nella band. Malgrado abbiano sempre parlato di un periodo definito “pazzesco”, le continue tensioni li hanno portati a “odiarsi dal profondo”.
Nulla di così strano: la storia del rock è zeppa di band che prima del successo viaggiavano d’amore e d’accordo, finendo poco dopo per prendersi a botte nei camerini per questioni di soldi, donne, droghe e quant’altro.
La storia dei Police non fa eccezione neanche con l’ultimo risvolto, quello che passa attraverso avvocati, carte bollate e tribunali. Andy Summers e Steward Copeland, riporta con molta enfasi la stampa inglese, avrebbero infatti trascinato in tribunale Sting per ottenere “le royalties perse” finora: milioni di sterline in diritti dei brani della band che l’ex frontman continua a suonare imperterrito in ogni suo concerto.
Secondo il quotidiano “The Sun”, il batterista e il chitarrista avrebbero cercato più volte di arrivare ad una soluzione amichevole, prima di cedere di fronte al muro di gomma di Sting. Alla lunga, in due avrebbero deciso di rivolgersi all’Alta Corte di Londra citando la “Magnetic Publishing Limited”, società di proprietà di Sting.
Al centro del caso, sempre secondo il quotidiano inglese, ci sarebbe soprattutto “Every breath you take”, brano simbolo degli anni ’80 tratto dall’album “Synchronicity” che sarebbe erroneamente attribuito soltanto a Sting, così iconico da macinare circa 550mila sterline all’anno di diritti.










