Quando la primavera comincia a distendersi sui giardini della Reggia di Venaria, non sono soltanto i colori a cambiare, ma anche i suoni. Domenica 29 marzo, alle 17, sarà la musica a inaugurare simbolicamente la nuova stagione con il tradizionale Concerto di Primavera dell’Accademia di Sant’Uberto, appuntamento che apre la rassegna “Cerimoniale e Divertissement 2026 – Early Music Today”. Un evento che si annuncia come un viaggio in cui l’arte musicale dialoga con la storia, l’architettura e il paesaggio.
La Sala Diana — cuore scenografico della Reggia — diventa il punto d’incontro tra due patrimoni: quello tangibile, fatto di affreschi, prospettive e geometrie barocche, e quello immateriale, custodito nella musica antica.
Il concerto è concepito in sintonia con l’evento primaverile che anima i giardini della Residenza Sabauda, quasi fosse una colonna sonora diffusa che accompagna il visitatore in un’esperienza sospesa tra contemplazione e meraviglia.
Il programma conduce idealmente nella Venezia del Settecento, crocevia di teatralità, eleganza e sperimentazione sonora. Le pagine di Antonio Vivaldi, Tomaso Albinoni e Baldassarre Galuppi restituiscono l’energia di un’epoca in cui la musica era parte integrante della vita pubblica e privata, capace di attraversare corti, teatri e spazi urbani con sorprendente naturalezza.
In questo contesto, l’impiego dei corni da caccia — strumenti dal timbro evocativo e potente — stabilisce un suggestivo legame con il territorio: il rigore formale dei giardini dialoga con l’eco del bosco della Mandria, richiamando un immaginario aristocratico in cui natura e spettacolo convivevano.
Il percorso musicale si apre con una pagina tratta dal “Bajazet” (o Il Tamerlano), opera che sintetizza la vocazione teatrale di Vivaldi in cui la scrittura strumentale assume il carattere di un vero e proprio dramma in miniatura: l’organico, composto da due corni da caccia, archi e basso continuo, si riorganizza costantemente, generando una trama sonora mobile, fatta di slanci virtuosistici e momenti di sospensione. Con il Concerto RV 538 in fa maggiore si entra in una dimensione fortemente evocativa, dove il dialogo tra gli strumenti costruisce atmosfere quasi cinematografiche, scandite da cambi di scena improvvisi e suggestivi.
L’eleganza di Tomaso Albinoni emerge nel Concerto per oboe op. 9 n. 2 in re minore, pagina che incarna una sensibilità più raccolta e lirica. Il celebre Adagio affida all’oboe una linea melodica di intensa espressività: un canto che oscilla tra spiritualità e intimità, capace di catturare l’ascoltatore in una dimensione di sospesa contemplazione.
Il passaggio a Baldassarre Galuppi segna poi una trasformazione del gusto: nel Concerto a quattro in re maggiore si percepisce una tensione verso forme più introspettive, quasi un preludio alle sensibilità che avrebbero caratterizzato il classicismo nascente.
L’iniziativa si inserisce nel quadro delle celebrazioni per i trent’anni di attività dell’Accademia di Sant’Uberto, realtà impegnata dal 1996 nella promozione del patrimonio musicale attraverso il volontariato culturale.
Il progetto è sostenuto dal Ministero della Cultura nell’ambito dei bandi dedicati ai patrimoni immateriali UNESCO e dalla Fondazione CRT, a testimonianza di un impegno nella valorizzazione delle tradizioni artistiche.
Accanto all’attività concertistica, l’Accademia sviluppa alla Venaria un percorso formativo dedicato al corno da caccia barocco, mettendo a disposizione strumenti originali e offrendo occasioni di apprendimento che anticipano e arricchiscono l’esperienza dei concerti.
Il Concerto di Primavera è incluso nel biglietto di ingresso alla Reggia, ma va oltre l’appuntamento musicale, diventando un invito a rallentare, ascoltare e lasciarsi attraversare da una storia che non si limita a essere raccontata, ma che risuona ovunque.









