I numeri da soli non bastano, ma a volte parlano lo stesso abbastanza chiaro. Secondo il 38° Rapporto Italia di “Eurispes”, nel 2026 la quota di italiani che si dichiara vegetariano o vegano scende al 8,5% dal 9,5% dell'anno precedente.
Un calo che, a prima vista, sembra andare in direzione opposta rispetto alla transizione alimentare, se però si analizza il dato, emerge una storia diversa.
I vegetariani, chi rinuncia a carne e pesce ma conserva uova, latte e formaggi in tavola , scendono dal 6,6% al 5,3%. I vegani, invece, crescono: dal 2,9% al 3,2%, il livello più alto mai registrato nella serie storica Eurispes.
Un dato che acquista ancora più peso se confrontato con quello di dodici anni fa: nel 2014 si dichiarava vegano lo 0,6% degli italiani, oggi sono oltre 2 milioni. Una crescita di oltre cinque volte in poco più di un decennio, silenziosa e costante.
Il vegetarianismo ha sempre mostrato oscillazioni più marcate, con percentuali che salgono e scendono senza una traiettoria precisa. Il veganismo, al contrario, si è consolidato nel tempo, attestandosi stabilmente intorno al 3% e mostrando una base sempre meno volatile. Chi abbraccia la scelta vegana, più radicale, visibile e spesso più motivata da ragioni etiche e salutistiche, tende a mantenerla. Chi si definiva vegetariano, invece, sembra più incline ad abbandonare.
In compenso, l’86,6% degli italiani resta onnivoro, tuttavia il Rapporto mette in luce una figura sempre più numerosa che si colloca in una zona grigia intermedia: i cosiddetti “flexitariani”, chi segue una dieta prevalentemente vegetale senza eliminare del tutto carne e derivati. Nel 2026 rappresentano il 23% della popolazione adulta. Un quarto del Paese, in sostanza, ha ridotto il consumo di prodotti animali senza ancora smettere del tutto.
C'è poi un altro segmento che Eurispes fotografa con attenzione: il 20,5% degli italiani dichiara di voler passare a una dieta vegetariana, ma teme di non riuscire a reggere il cambiamento nella vita quotidiana. È un blocco pratico che tocca come si cucina, come gestire la spesa, come tenere in piedi le abitudini consolidate di anni. Un pubblico enorme che guarda in una direzione ma non riesce ancora a decidersi.
Il dato più rilevante del Rapporto, però, non riguarda né i vegani né i vegetariani, ma gli allevamenti intensivi. Nel 2026, il 79,1% degli italiani si dichiara contrario a questa pratica, contro il 71,4% del 2025: quasi otto punti percentuali in più in un solo anno.
Un salto significativo che si affianca alla crescita del rifiuto verso pellicce (81,9%), animali nei circhi (80,5%), vivisezione (78,7%) e caccia (70%). La sensibilità etica nei confronti degli animali si allarga molto più rapidamente di quanto cambino le abitudini alimentari.
Sul versante della salute, il quadro è contraddittorio: il 62,1% degli italiani consuma integratori, il 57% acquista prodotti high protein, quasi la metà fa uso di probiotici e semi. Ma il 62,6% acquista anche cibi ultraprocessati, e tra i 18 e i 24 anni quella percentuale sale al 72,9%.
Il consumatore contemporaneo insegue il benessere e al tempo stesso resta immerso in un sistema alimentare industriale che è spesso il contrario.
Il 22% degli onnivori italiani ritiene che la dieta senza carne possa essere dannosa per la salute, convinzione particolarmente radicata sopra i 64 anni. Eppure la comunità scientifica internazionale ha raggiunto da tempo una posizione abbastanza chiara: un'alimentazione vegana ben pianificata è adeguata per tutte le fasi della vita, a condizione di integrare la vitamina B12, assente in quantità biodisponibili negli alimenti vegetali.
Il 36,6% degli italiani si affida a medici o fonti scientifiche per orientare le proprie scelte alimentari, il resto consulta amici, social, influencer del fitness, blog e riviste generaliste.
I dati Eurispes forniscono l'immagine di un'Italia attraversata da contraddizioni: più sensibile allo sfruttamento animale ma ancora largamente onnivoro, curioso verso un'alimentazione alternativa ma frenato dalla quotidianità, attento alla salute ma sedotto dagli ultraprocessati.












