Dieci giorni, non uno di più, per tingere la capitale tedesca senza usare vernici, ma di sola luce. Capita da vent’anni a questa parte, l’hanno battezzato Festival of Lights - quest’anno in programma dall’11 al 20 settembre, in anticipo rispetto al solito - ed è uno dei tanti eventi che costellano ogni annata della più cosmopolita e culturale fra le città europee. Come da tradizione, la kermesse delle luci inizia con una spettacolare cerimonia in Potsdamer Platz, un tempo punto d’incontro fra le due Berlino e oggi diventata una sorta di santuario dell’architettura più avveniristica, grazie anche al lavoro di Renzo Piano, autore dell’area di proprietà della Daimler. È esattamente da Potsdamer Platz, partendo dal clic di un solo pulsante, che di colpo si snoda un fiume di luci che invade le strade toccando oltre 50 fra monumenti, edifici, musei, corsi, piazze e attrazioni berlinesi. Fra i punti più suggestivi, e ovviamente fotografati, la Porta di Brandeburgo, la Cattedrale, il Reichstag, Alexander Platz, ciò che resta del celebre Muro e l’altissima torre televisiva che domina la città. Tutti rivestiti di una luce puntuale dalle 19:30 di ogni sera, quando la notte inizia ad avvolgere Berlino e le facciate esplodono di colori, disegni e fotografie proiettate.

Ed il tipico pragmatismo organizzativo tedesco diventa un’invidiabile gestione che sa coinvolgere tutta la città: durante il Festival of Lights i musei e gli edifici spesso chiusi al pubblico aprono e non solo restano così fino a tarda sera, ma costano anche molto meno. E questo senza contare le infinite possibilità di girovagare a caccia delle luci della capitale tedesca usando qualsiasi mezzo si desideri, dal Segway alla mongolfiera. I più gettonati si chiamano Light-Liner, Light-Ship, Light-Velo e Light-Cruise, ovvero linee di autobus, di battelli fluviali e percorsi ciclabili che per quei dieci giorni portano avanti e indietro migliaia di turisti che non vogliono rischiare di perdersi neanche una lampadina. Organizza tutto la Zander & Partner Event-Marketing, che si avvale di alcuni maestri assoluti del video mapping come Andrea Boehlke, e spesso riesce a trascinare in Potsdamer Platz celebrità che sul pubblico fanno sempre da richiamo, anche se visti sotto altre luci.

E quando ci si stanca di stare con il naso all’insù, spazio alla musica e ai piaceri della gola: i locali fanno a gara per restare aperti e la birra scorre a fiumi. Tanto prima o poi le luci si spengono.

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