Lunedì 18 maggio, nella Galleria Grande della Reggia di Venaria, si inaugura il 241° Anno Accademico dell'Accademia di Agricoltura di Torino. Ospite d'onore: il Principe Alberto II di Monaco. In platea, anche il ministro dell'Agricoltura Francesco Lollobrigida e il presidente della Regione Alberto Cirio. Una cerimonia che, a guardare la lista degli invitati, sembra sempre meno un convegno scientifico e sempre più un evento di Stato.
L'anno scorso fu Sergio Mattarella ad aprire il 240° Anno Accademico; adesso tocca a un capo di Stato straniero. Il salto di scala racconta un'istituzione che ha deciso di smettere di essere solo torinese, o anche solo italiana.
Per capire bisogna partire dall'inizio. L'Accademia nasce nel 1785, per volontà di Vittorio Amedeo III di Savoia, con il nome di Società Agraria e con un mandato limpido: migliorare la coltivazione dei terreni del regno, rinnovare le tecniche, dare impulso alla sperimentazione. Un programma concreto, lontano dai fasti delle corti, ma è proprio da quella vocazione illuminista che si annida il seme della sua longevità.
In 240 anni l'istituzione ha cambiato nome quattro volte, perso e riacquistato il titolo di reale con Napoleone di mezzo, attraversato il Risorgimento, due guerre mondiali e la Repubblica. Ha annoverato tra i soci Amedeo Avogadro, Louis Pasteur, Camillo Cavour e Luigi Einaudi, una lista che mescola chimici, statisti e premi Nobel, nomi illustri che consideravano l'agricoltura una disciplina del pensiero oltre che della terra. La biblioteca è la seconda in Italia per specializzazione nelle scienze agrarie, dopo quella dei Georgofili di Firenze, e conserva documenti che risalgono al Settecento.
Al centro della cerimonia di lunedì ci sarà la lectio magistralis di Cristina Prandi, rettrice dell'Università di Torino, sul tema della simbiosi: dal dialogo molecolare alla cooperazione tra le nazioni. Un filo che parte dalla biologia, dai meccanismi con cui organismi diversi imparano a convivere per sopravvivere, e arriva fino alla diplomazia scientifica e alla collaborazione internazionale. Temi che, affrontati in una reggia sabauda davanti a un principe monegasco, con il ministro dell'Agricoltura in prima fila, acquistano una risonanza che va oltre l'aula universitaria.
Non mancherà un gesto storico-diplomatico: al Principe Alberto verrà consegnata una pubblicazione dedicata a Stanislao Grimaldi del Poggetto, esponente della casata con radici profondamente piemontesi. Un omaggio che trasforma la cerimonia in un punto di contatto tra genealogie, territori e istituzioni che si frequentano da secoli senza sempre saperlo.
La giornata si chiuderà con la consegna dei diplomi ai nuovi Accademici, il capitolo più discreto del programma: il ricambio di chi porterà avanti il lavoro quotidiano, lontano dai riflettori.
L'Accademia ha sede in via Andrea Doria 10, nel palazzo che fu del conte Giuseppe Corbetta Bellini di Lessolo. Gestisce un podere di 30 ettari attorno all'abbazia di Vezzolano ad Albugnano, in provincia di Asti, oggi affidato al CNR per studi e sperimentazioni. Organizza ricerca, convegni e pubblicazioni.














