Sono fondamentali come prima difesa verso il virus, ma le mascherine - diventate compagne fedeli di qualsiasi sortita fuori casa - si sono anche trasformate in una nuova voce dell’inquinamento. Ogni mese, secondo dati assai recenti, il mondo ne produce 129 miliardi, molte delle quali tristemente destinate a finire per terra, in mare o nei fiumi. Una cifra a cui vanno aggiunti i 65 miliardi di guanti, il cui destino è spesso lo stesso.

Uno spreco e un insulto per il pianeta che ha messo in moto la fantasia di Kim Ha-neul, giovane designer sudcoreano che ha deciso di fare la propria parte per alzare il livello di attenzione sul problema dei rifiuti creati dalla pandemia.

Dopo aver raccolto circa 10mila mascherine chirurgiche gettate via attraverso una raccolta organizzata nella sua scuola, la “Kaywon University of Art and Design” di Uiwang, a Seul, e aver ricevuto 10 quintali di prodotti difettosi scartati da un’azienda del posto, è riuscito in un piccolo miracolo: creare una collezione di nove sgabelli in plastica dura e robusta. Li ha chiamati Stack and Stack, sono alti 45 centimetri e ognuno ha richiesto 3 ore di lavoro e circa 1.500 mascherine.

Il processo di lavorazione studiato da Kim prevede che per 4 giorni le mascherine siano rinchiuse in una stanza per annullare ogni rischio di rischi di trasmissione del virus. Quindi, dopo aver eliminato gli elastici, le mascherine sono sciolte con una pistola termica che raggiunge i 300 gradi Celsius.

Oltre alla speranza di inspirare la fantasia di altri per risolvere il problema dei rifiuti da Covid, per buona parte formati da polipropilene, Kim ha in mente di realizzare tavoli, lampade e sedie.

Galleria fotografica

Articoli correlati