«The Tube», come la chiamano i londinesi, non è solo la più antica metropolitana del mondo, ma anche la più estesa d’Europa: inaugurata il 10 gennaio del 1863, conta 382 stazioni che coprono per intero l’area della “Great London”, e ogni anno trasporta 28 milioni di persone fra residenti e turisti. E a breve, alla faccia dell’età, The Tube diventerà anche una delle più ecologiche del pianeta. Tutto nasce dal calore delle fermate sotterranee della metro, un problema che i londinesi conoscono bene e i turisti imparano in fretta. Ma qualcuno sta lavorando per sfruttare quel fastidio, trasformandolo in un’opportunità molto “green”.
 
Il progetto si chiama “Heat from the Tube”, letteralmente ‘calore della metropolitana’, e prevede di incanalare l’aria calda per scaldare uffici e abitazioni. Il progetto, che salvo intoppi dovrebbe partire entro la fine dell’anno e ideato dalla “Ramboll”, prenderà il via sulla “Northern Line”, linea contraddistinta sulla mappa dal colore nero, quella che un tempo i londinesi chiamavano “misery line” perché finiva la sua corsa nei sobborghi più poveri della capitale inglese: 58 km di percorso con 50 fermate, di cui 36 sotterranee, utilizzata ogni anno da più di 200mila passeggeri. La zona invece è quella di Islington, sobborgo a nord della città che ospita già un esperimento urbanistico, con 850 abitazioni che ricevono il riscaldamento da un mix di energia e gas creato dal “Bunhill Energy Center” a cui a breve saranno affiancati i condotti e le pompe di ventilazione che porteranno in superficie il calore della Northern Line.
 
“Si tratta del primo esempio in Europa di riciclo del calore di scarto per trasformarlo in una forma di riscaldamento a basso contenuto di carbonio e basso costo per le abitazioni locali, molte delle quali risalenti agli anni Trenta del secolo scorso”.
Secondo i calcoli della “Great London Autohority”, il calore prodotto dalla metropolitana sarebbe sufficiente a soddisfare quasi il 40% della richiesta cittadina, e il progetto si allinea perfettamente ai piani di teleriscaldamento che interessano tutto il Regno Unito, paese che utilizza quasi la metà dell’energia per creare calore, e sua volta genera un terzo delle emissioni. Oltre al caldo della metropolitana, altri studi stanno cercando di sfruttare il calore prodotto da fabbriche, centrali elettriche, miniere in disuso e supermercati. Tutto per liberarsi del carbonio entro 30 anni, come previsto dal governo. (Germano Longo)

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