Achille Bonito Oliva è considerato uno dei massimi critici d’arte e curatori di mostre viventi, ma soprattutto per aver letteralmente scardinato l’arte introducendo il concetto di transavanguardia, quarto movimento artistico italiano dopo Futurismo, Metafisica e Arte Povera, a superare i confini italiani per diventare patrimonio dell’arte internazionale.

È al grande critico oggi 82enne, che Castello di Rivoli, Museo d’Arte Contemporanea e il CRRI (Centro di Ricerca Castello di Rivoli) dedica la mostra A.B.O. THEATRON, l’arte o la vita.

Dopo l’esposizione dedicata ad Harald Szeemann nel 2019, organizzata in collaborazione con il “Getty Research” Institute di Los Angeles, la mostra su Achille Bonito Oliva costituisce il secondo capitolo del grande progetto dedicato ai più autorevoli curatori d’arte contemporanea del XX e XXI secolo.

Sviluppata da Andrea Viliani, Responsabile e Curatore del CRRI, e da un comitato scientifico da storici dell’arte che negli anni hanno seguito la ricerca e l’attività saggistica del grande critico italiano, la mostra raccoglie opere d’arte, documentazione di allestimenti, materiale d’archivio e una grande selezione di materiali televisivi messi a disposizione da Rai Cultura/RAI 5, in collaborazione con Rai Teche.

Tra le recenti apparizioni mediatiche del critico d’arte spicca la conversazione con l’ex “One Direction” Harry Styles per il GucciFest.

Tra i capolavori in mostra “Primo piano labbra” (1965) di Pino Pascali e “Lo Spirato” (1968-73) di Luciano Fabro, oltre a una serie di importanti opere della Transavanguardia tra cui “Silenzioso mi ritiro a dipingere un quadro” (1977) di Mimmo Paladino, “Cani con la lingua a spasso” (1980) di Enzo Cucchi, “Sinfonia incompiuta” (1980) di Sandro Chia, “Il cerchio di Milarepa” (1982) di Francesco Clemente e “Testa dell’artista cosmico a Torino” (1984-85) di Nicola De Maria. Esposti anche “La Luna” (1968) di Fabio Mauri, “Vitalità del negativo” (1970), “Metrocubo d’infinito” (1966) di Michelangelo Pistoletto, “Asritolazione totale” (1962) di Francesco Lo Savio, “TV-Buddha Duchamp-Beuys” (1989)  e “Fountain” (1917-64) di Marcel Duchamp.

In occasione della mostra, Bonito Oliva ha donato al CRRI il proprio archivio personale, mettendo a disposizione degli studiosi il prezioso patrimonio intellettuale messo insieme in oltre sessant’anni di attività, dai primi scritti adolescenziali fino a materiali recenti. L’archivio sarà studiato, mostrato e pubblicato per la prima volta.

A partire dalla sua formazione e attività nell’ambito della poesia visiva e delle cosiddette “Neo-avanguardie” linguistiche e letterarie dalla fine degli anni Sessanta, nei suoi successivi progetti Bonito Oliva ha messo in relazione alcuni dei più importanti artisti della seconda metà del XX secolo contribuendo a definire linee di ricerca radicali.

Attraverso la presentazione di materiali d’archivio (cataloghi, libri d’artista, inviti, brochure, cartelle stampa, progetti e immagini di allestimento, corrispondenze private, registrazioni di trasmissioni televisive, documentazioni fotografiche e video e un’ampia parte della biblioteca personale, provenienti dall’Archivio di Bonito Oliva e da altri Archivi istituzionali e privati) la mostra vuole celebrare l’importanza di Bonito Oliva nell’arte contemporanea e, più in generale, offrire il ritratto di un intellettuale che ha superato le limitazioni delle strutture accademiche e ridefinito i campi e gli strumenti d’indagine della produzione artistica contemporanea, divenendo una delle figure cardine della storia dell’arte del XX e XXI secolo.

La mostra è articolata su tre livelli interconnessi tra loro, ognuno dei quali corrisponde a un importante aspetto del critico: la curatela delle mostre (ricostruzione delle principali mostre tematiche), l’enciclopedica scrittura saggistica e lo spazio privato, l’espressione comportamentale e lo spazio pubblico (l’attività per la radio, il cinema e la televisione, ma anche i progetti per giornali e riviste, le onorificenze e la dimensione di personaggio pubblico).

In occasione della mostra, sarà pubblicato dal Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea e Skira un catalogo scientifico bilingue (italiano/inglese) introdotto da un saggio di Carolyn Christov Bakargiev e da un’intervista fra Achille Bonito Oliva e Hans Ulrich Obrist.

Per l’occasione, la maison Gucci ha appositamente realizzato le divise destinate agli “angeli custodi” della mostra, il personale del museo. Come dei giardinieri di un parco immaginario, gli abiti verde salvia dei custodi, chiamati “jardiniers du théatre”, segnalano il percorso dell’esposizione in un accompagnamento creativo che ribalta il tradizionale rapporto tra museo e sponsor.

Galleria fotografica

Articoli correlati