Si intitola “Onement VI”, l’opera di Barnett Newman venduta da Sotheby per 43,8 milioni di dollari: è una tela blu, con al centro una “zip”, una semplice cerniera. Per non parlare della celebre “Merda d’artista” di Piero Manzoni: le sue feci, divise in 90 lattine da 30 grammi ciascuna, sigillate e mandate alla storia. Valore? L’ultima è stata battuta all’asta per 124mila dollari. Per finire con l’opera d’arte astratta forse più celebre di tutte: il “Concetto spaziale” di Lucio Fontana. I tagli nella tela dipinta in un unico colore. Per l’artista, la sintesi della doppia comunicazione fra anteriore e posteriore, per l’acquirente, 1,5 milioni di dollari in meno sul conto corrente.
 
Nient’altro che invidia, ammettiamolo, esattamente come quella che si prova nell’osservare “Snowman”, un pupazzo di neve purissima, realizzato da Peter Fischli e David Weiss, due artisti svizzeri fra i più quotati, nel 2003 vincitori del Leone d’Oro alla Biennale di Venezia.
 
Bene, questo andava detto, per correttezza d’informazione, anche se la vera notizia non è questa: “Snowman” non è un semplice pupazzo di neve senza braccia e con la faccia che sorride, o meglio lo è, ma guai a guardarlo così. Perché per iniziare, “Snowman” è stato realizzato trent’anni fa per conto della centrale termoelettrica elettrica di Römerbrücke, in Germania, e da allora gira senza sosta per i musei di arte moderna di tutto il mondo, conservato con ogni riguardo. Finalmente ci siamo, è il momento giusto: Snowman è una vera opera d’arte, così fragile da aver richiesto una teca refrigerata a temperatura costante, per non rischiare che si sciogliesse, trasformando in acqua l’incredibile idea di Fischli e Weiss.
 
In realtà, si tratta dell’ennesima opera d’arte piena di umorismo che rappresenta lo stile dei due artisti elvetici (Weiss è morto nel 2012), che debuttano nel 1979 con una serie di foto in cui salumi d’ogni tipo diventano i protagonisti di situazioni quotidiane: un incidente stradale, una sfilata di moda, un negozio di tappeti. E “Snowman” vuole essere l’incontro fra l’estrema semplicità della realizzazione e la complessità tecnica di conservarlo intatto. Perché i posteri un giorno possano capire come facevamo i pupazzi di neve. (Germano Longo)

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