Che le bici, le e-bike e i monopattini stiano vivendo un momento di entusiasmante popolarità è sotto gli occhi di tutti. Sono mezzi economici, puliti, rispettano perfettamente il distanziamento sociale e sempre più spesso non è neanche necessario acquistarli, perché rappresentano la sintesi perfetta del concetto di sharing, l’economia basata sulla condivisione che piace tanto ai Millenials.

In tutto questo c’è un solo lato negativo legato al clima: quando pioggia, neve e freddo si impadroniscono dei calendari solo i più impavidi continuano a usarli, mentre la maggioranza rinuncia.

È il pensiero che ha spinto un’azienda norvegese a creare l’anello che ancora mancava, l’ibrido fra la bici elettrica e il concetto di automobile. Si chiama CityQ, e rappresenta forse la prima idea di Car e-Bike: è dotata di un minimo di carrozzeria per proteggersi dalle intemperie, dispone di un vano di carico e può trasportare due adulti (o uno solo e due bambini), il tutto contenuto in 87 cm di larghezza e 70 kg di peso.

Gli interni sono essenziali – volante a due razze con freni incorporati – ma soprattutto un motore elettrico da 250 W che attraverso un sistema “drive-by-wire” si ricarica automaticamente attraverso la pedalata, assicurando un’autonomia fra i 70 ed i 100 km (in base alle dimensioni del pacco batterie) e una velocità massima di 25 km/h, quella consentita dalle norme europee su e-Bike e cargo-Bike. Le modalità di marcia comprendono controllo della velocità e retromarcia, e nella lista degli optional sono compresi i finestrini, il cambio automatico e la frenata rigenerativa. Dietro al progetto del quadriciclo a pedalata assistita ci sono tre anni di lavoro intenso di Morten Rynning, ingegnere a capo di una start-up di Oslo, in Norvegia. L’unico inconveniente della CityQ sembra il prezzo, annunciato in circa 6.000 euro: non molto differente da quello di un’auto di piccole dimensioni.

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