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Non un semplice Carnevale, ma “il” Carnevale. Non una festa confinata in un centro storico o in un singolo weekend, ma un racconto corale che attraversa campagne, risaie e borghi di pianura. È questa l’ambizione di “Borghi in Maschera: il Carnevale più grande d’Italia”, il progetto di valorizzazione territoriale presentato a Torino nel Grattacielo Piemonte, cuore istituzionale della Regione.

Qui, tra vetro e skyline, si è parlato di maschere, fagiolate, carri allegorici, rievocazioni storiche e identità locali. Alla conferenza stampa hanno partecipato il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, l’assessore alla Cultura Marina Chiarelli, il presidente della Provincia di Vercelli Davide Gilardino e Daniele Pane, presidente dell’Associazione Borghi delle Vie d’Acqua, anima e motore dell’iniziativa.

Il progetto nasce e si sviluppa in un’area del Piemonte spesso raccontata sottovoce, ma ricchissima di storia e paesaggio: la bassa vercellese, compresa tra i fiumi Sesia, Dora Baltea e Po. Una pianura apparentemente uniforme, che in realtà è un intreccio sofisticato di acque, canali storici, ponti canalicoli, sifoni e prese irrigue che da secoli nutrono le risaie e modellano il territorio. Qui l’acqua non è solo risorsa naturale, ma vero e proprio elemento identitario, capace di influenzare economia, architettura, tradizioni e stili di vita.

È in questo contesto che si muove l’Associazione Borghi delle Vie d’Acqua, che riunisce 56 Comuni tra le province di Vercelli, Alessandria e Pavia con un obiettivo chiaro: fare rete. Valorizzare i borghi non come singole destinazioni, ma come sistema territoriale, capace di raccontarsi in modo coordinato attraverso cultura, turismo e tradizioni popolari. “Borghi in Maschera” è uno dei progetti simbolo di questa visione, insieme a iniziative come “Sagre nei Borghi”, pensate per dare continuità agli eventi e rendere riconoscibile l’identità complessiva del territorio.

Il Carnevale diventa così il filo conduttore di una narrazione più ampia. Una festa antica che, grazie a una programmazione condivisa, unisce sfilate in costume, fagiolate rituali, rievocazioni storiche, eventi gastronomici e momenti di aggregazione diffusi lungo l’anno. Un patrimonio immateriale che smette di essere casuale e si trasforma in un’esperienza culturale strutturata.

Non è solo una questione di calendario, ma di metodo. La messa in rete delle manifestazioni ha rafforzato nel tempo la collaborazione tra amministrazioni comunali, Pro Loco e associazioni locali, favorendo la conoscenza reciproca tra i borghi e ampliando l’offerta complessiva. I visitatori sono invitati a spostarsi, a seguire il Carnevale da un paese all’altro, scoprendo paesaggi percorribili a piedi o in bicicletta, strade bianche, tratti della Via Francigena, murales contemporanei come quelli di Rive e installazioni simboliche immerse nelle risaie.

Grande attenzione è riservata anche alla cucina, elemento centrale del Carnevale e potente strumento di racconto sociale. Le ricette della tradizione – dalla panissa vercellese agli agnolotti, fino alla bagna cauda – diventano occasioni di convivialità e memoria condivisa, capaci di raccontare il carattere dei luoghi meglio di qualsiasi brochure.

Con il coinvolgimento di 49 Comuni e il rilancio previsto per il 2026, Borghi in Maschera diventa un progetto strategico di promozione culturale e turistica. Un Carnevale che non si esaurisce in un giorno di festa, ma diventa visione, identità e motore di sviluppo locale.