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Il cielo che si accende, i brindisi, il conto alla rovescia. E poi gli scoppi, i boati, i lampi improvvisi. Per molti è festa, ma per milioni di animali, domestici e selvatici, è puro terrore. Alla vigilia del 31 dicembre il WWF torna a lanciare un appello chiaro ai Comuni italiani: vietare i botti di Capodanno con ordinanze efficaci e controlli reali. Perché dietro una tradizione apparentemente innocua si nasconde un impatto devastante su animali, ambiente e salute pubblica.

Petardi e fuochi d’artificio provocano stress acuto, disorientamento e fughe incontrollate, cani e gatti, dotati di un udito molto più sensibile di quello umano, percepiscono i botti come minacce imminenti: si nascondono, tremano, tentano la fuga.

Un’indagine Weenect del 2024 su oltre 650 animali domestici rivela che uno su quattro si rifugia in preda al panico, mentre fino al 24% manifesta stress persistente anche molte ore dopo la fine dei fuochi. Nei casi peggiori, la paura si traduce in smarrimenti, traumi e ricorsi d’urgenza alle cure dei veterinari.

Ma il bilancio più drammatico riguarda la fauna selvatica: ogni anno, in Italia, si stima che migliaia di animali muoiano a causa dei botti, e circa l’80% sono uccelli. Rapaci, passeri, storni, pettirossi vengono colti da uno shock improvviso che li costringe a decollare nel buio, disorientati. Molti finiscono contro edifici, vetrate, infrastrutture.

Altri abbandonano i dormitori invernali e vagano senza trovare riparo, consumando in pochi minuti energie preziose in una stagione già segnata dal freddo e dalla scarsità di cibo.

La scienza non lascia spazio a dubbi, diversi studi internazionali documentano aumenti improvvisi della frequenza cardiaca e della temperatura corporea negli animali selvatici durante la notte di Capodanno. In Austria, il monitoraggio di oche selvatiche ha mostrato un incremento del battito cardiaco del 96%, con effetti che si protraggono fino al mattino successivo, mentre altri lavori scientifici evidenziano conseguenze a lungo termine: alterazioni comportamentali, interferenze con la riproduzione, migrazioni compromesse. In alcuni casi, gli animali sono costretti a volare decine di km in più per sfuggire al rumore, pagando un prezzo altissimo in termini di sopravvivenza.

Ma il problema non si ferma soltanto agli animali: i fuochi d’artificio rilasciano in atmosfera metalli pesanti come rame, bario e stronzio, oltre a particolato fine e perclorati. Secondo i dati ambientali, il solo Capodanno può essere responsabile di una quota significativa delle emissioni annuali di PM10, concentrate in poche ore. Un picco che peggiora drasticamente la qualità dell’aria nelle città già soffocate dallo smog.

Senza contare il rischio incendi: le scintille e le alte temperature possono danneggiare alberi e vegetazione urbana, fino a provocare veri e propri roghi. È accaduto nel 2022 a Napoli, quando fuochi illegali sparati da una villa privata hanno innescato un incendio nell’Oasi WWF del Cratere degli Astroni, distruggendo 40 ettari di bosco.

“Ogni inizio anno i notiziari parlano di feriti e incidenti tra le persone. Le sofferenze degli animali, invece, restano quasi sempre invisibili - sottolinea Eva Alessi, responsabile Sostenibilità del WWF Italia - eppure basta osservare i nostri cani e gatti, terrorizzati, per immaginare cosa accade alla fauna selvatica. Per molti animali la fuga improvvisa si conclude con la morte”.

Negli ultimi anni alcune città, tra cui Roma, hanno introdotto divieti ai botti, ma il rispetto delle regole resta troppo basso. Emblematiche le immagini della Capitale all’alba del primo gennaio 2021 e del 2023: decine di uccelli morti sull’asfalto, soprattutto passeri e storni.

Per il WWF la soluzione esiste ed è già praticata in molte parti del mondo: spettacoli luminosi silenziosi, giochi di luci, eventi condivisi che scongiurino esplosioni incontrollate.

La domanda, a questo punto, è inevitabile: che senso ha parlare di tutela della biodiversità, se non siamo disposti a rinunciare a un petardo per difendere la vita che ci circonda?