Bruce Lee avrà una giornata tutta sua in California, e sarà la prima volta che questo accade per un americano di origine cinese. Il governatore Gavin Newsom ha firmato la legge che istituisce ufficialmente il 17 maggio come “Bruce Lee Day”, e la data non è stata scelta a caso: fu proprio il 17 maggio del 1959, che un diciottenne Lee tornò a San Francisco dopo aver trascorso l'infanzia a Hong Kong.
Bruce Lee, all'anagrafe Lee Jun-fan, nasce a San Francisco il 27 novembre 1940, mentre i genitori, entrambi cinesi, sono in tournée con una compagnia d'opera. È lo ius soli, lo stesso che oggi il presidente Donald Trump vorrebbe abolire, a garantirgli la cittadinanza statunitense. Pochi mesi dopo la famiglia rientra a Hong Kong, dove il piccolo Lee diventa attore bambino e comincia a studiare kung fu. Il ritorno negli Stati Uniti arriva nel 1959, due anni dopo si iscrive all'Università di Washington, a Seattle, salvo abbandonare gli studi per dedicarsi anima e corpo alle arti marziali.
Gli anni Sessanta lo portano a Hollywood, dove interpreta Kato nella serie tv “The Green Hornet”. Gli studios, però, lo vogliono relegato a ruoli scritti su stereotipi razzisti e lo pagano meno dei colleghi bianchi.
Lee torna allora a Hong Kong, dove diventa in fretta una megastar del cinema di arti marziali con film come “The Big Boss” e “Fist of Fury”. Nel 1972 arrivano “L'urlo di Chen terrorizza anche l'Occidente” e “Dalla Cina con furore”, “I 3 dell'Operazione Drago” esce postumo nel 1973, mentre Lee sta ancora lavorando al doppiaggio del film quando muore, il 20 luglio, ad appena 32 anni.
Sulle cause della morte, per quasi cinquant'anni si è parlato di edema cerebrale, alimentando teorie e leggende metropolitane attorno a un uomo giovane e apparentemente in perfetta forma fisica. A ribaltare la storia ci ha pensato uno studio spagnolo, “Who killed Bruce Lee? The hyponatraemia hypothesis”, pubblicato sul “Clinical Kidney Journal” a firma di un team di nefrologi.
Secondo l'ipotesi, a uccidere Lee non fu il cervello ma i reni: una disfunzione renale che gli avrebbe impedito di espellere abbastanza acqua. L'attore era, si legge nello studio, ad alto rischio di iponatremia: la carenza di sodio interferiva con la funzionalità renale, aggravata da lesioni ai reni pregresse, dall'uso di farmaci prescritti per dolore e ansia e da alcol.
Il senso della ricerca, spiegano i medici, è ricordare che anche in soggetti giovani e sani un'assunzione di acqua troppo rapida rispetto alla capacità dei reni di smaltirla può portare a iponatremia, edema cerebrale e morte nel giro di poche ore.
Quanto alla sera del malore, Lee si trova a casa dell'attrice Betty Ting Pei, che il socio Raymond Chow ha appena lasciato per raggiungere un ristorante. Prima di chiamare l'ambulanza, Ting Pei telefona a Chow e poi al medico di base di Lee, ritardando di fatto i soccorsi. L'attore arriva già privo di vita al Queen Elizabeth Hospital di Hong Kong.
A custodirne oggi l'eredità è l'unica figlia in vita, Shannon Lee, amministratrice delegata della “Bruce Lee Foundation”, il figlio Brandon è morto nel 1993, a 28 anni, in un incidente sul set de “Il corvo”.
Shannon aveva solo quattro anni alla morte del padre, ma ne conserva il ricordo della gentilezza e della generosità, raccontati nel libro “Be Water, My Friend”, uscito in Italia per Giunti. Ed è lei, in un comunicato, a leggere il Bruce Lee Day come la prova di un'eredità che ha attraversato le generazioni: dai giovani che nella filosofia del padre hanno trovato fiducia, alle famiglie che si sono viste finalmente rappresentate sullo schermo, fino agli atleti che ancora oggi guardano alla sua disciplina come modello.
Il sostegno politico all'iniziativa porta la firma di Matt Haney, deputato dell'Assemblea statale che rappresenta San Francisco, per cui Lee è “l'incarnazione del meglio della California”: in un'epoca in cui gli americani di origine asiatica erano troppo spesso assenti dagli schermi o ridotti a stereotipi, ha aiutato intere generazioni a vedersi rappresentate con forza e dignità. La Bruce Lee Foundation, insieme a diverse organizzazioni asiatico-americane, spera che la ricorrenza si trasformi in un appuntamento fisso, celebrato ogni anno con mostre, eventi pubblici e lezioni nelle scuole di tutto lo Stato.
Il nome di Lee, del resto, non ha mai smesso di generare cultura: una sua sceneggiatura per una serie tv d'azione ha ispirato “Warrior”, prodotta da HBO Max, e i fan continuano a ritrovarsi ogni anno nel giorno del suo compleanno. Fondatore del “Jeet Kune Do”, considerato tra i più grandi esponenti di arti marziali di tutti i tempi, Bruce Lee resta l'attore che più di ogni altro ha portato le arti marziali cinesi sugli schermi di tutto il mondo, cambiando per sempre il modo in cui Hollywood le ha raccontate.












