Strappare, schiacciare e versare, il più automatici dei gesti davanti alle patatine fritte o all’insalata condita “quanto basta” ha i giorni contati. Le onnipresenti bustine monodose di ketchup, maionese, olio e zucchero sono finite nel mirino dell’Unione Europea. Non per un vezzo regolatorio, ma perché dietro quelle mini-porzioni si nasconde un serissimo problema ambientale. La sentenza non è immediata, ma il verdetto è chiaro: le bustine usa e getta nei ristoranti spariranno. È solo questione di tempo.
Negli ultimi anni le monoporzioni hanno invaso bar, hotel e ristoranti promettendo igiene e zero sprechi, peccato che spesso siano fatte di carta oleata o plastica trattata con PFAS, sostanze che rendono gli imballaggi impermeabili quasi impossibili da riciclare. Tradotto in altro modo, significa milioni di rifiuti tanto minuscoli quanto tossici che sfuggono ai sistemi di recupero e finiscono nell’ambiente.
Il nuovo Regolamento europeo sugli imballaggi e i rifiuti da imballaggio è già realtà. Dal 12 agosto di quest’anno le regole smettono di essere teoria e diventano obblighi concreti in tutti gli Stati membri, Italia compresa. Non servirà alcuna legge nazionale di recepimento, perché il cronometro parte da solo.
Attenzione però: le bustine non scompariranno subito, la data segna l’inizio del conto alla rovescia e non il finale, anche se molti materiali “low cost” usati oggi diventeranno presto illegali, con l’obbligo per i produttori di cambiare materiali e processi. Scattano anche nuove regole di etichettatura, con ogni confezione che dovrà indicare chiaramente come va smaltita.
La svolta definitiva è fissata per il 2030, quando ristoranti, bar, hotel e catering non potranno più proporre gli imballaggi monouso in plastica per condimenti e salse (ketchup, maionese, olio, ecc), conserve e creme per il caffè e zucchero in bustina. Fuori gioco anche i mini-flaconi di shampoo e bagnoschiuma negli alberghi e diversi sacchetti ultraleggeri. L’obiettivo è diminuire del 5% i rifiuti entro il 2030, quota che dovrebbe abbassarsi del 15% entro il decennio successivo.
Chi ordina da asporto può tirare un mezzo sospiro di sollievo, perché nel take-away le monoporzioni resisteranno ancora, ma a determinate condizioni: dal 2027 i locali dovranno accettare i contenitori portati da casa dai clienti, senza sovrapprezzi, mentre dall’anno successivo sarà obbligatorio offrire anche un’alternativa riutilizzabile come vuoti a rendere o box con cauzione.
Lo zucchero è esplicitamente citato e bandito, ma il sale no, è salvo, anche se potrebbe essere il prossimo indiziato. Più incerto il destino di marmellata, miele e burro, perché se assimilati ai prodotti da servizio al tavolo potrebbero rientrare nel divieto. La buona notizia è che le alternative esistono già: dispenser ricaricabili, bottiglie lavabili, sistemi di refill, piccoli contenitori in carta riciclabile o materiali compostabili. Alcuni ristoratori li usano da anni e presto diventeranno la norma.
Insomma, nessuna rivoluzione dall’oggi al domani, ma una traiettoria irreversibile: le bustine che non spariranno all’improvviso dai tavoli, ma sono ufficialmente entrate nella lista delle specie a rischio estinzione.








