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Un pomeriggio del 1979, il grande regista Sergio Leone si presenta a casa di Carlo Verdone per rimanerci fino alle undici di sera. Aveva fretta di spiegare tutto: inquadrature, ritmo e montaggio.

Ci torna anche il giorno dopo, andando avanti e indietro così per due mesi. Lezioni private di regia dal padre del western all'italiana, impartite a un ragazzo romano che aveva già fatto ridere mezza Italia in televisione ma non aveva ancora girato un metro di pellicola. Al termine di quel corso improbabile e fondamentale, Leone disse una cosa sola: il soggetto scrivilo tu, e dirigilo tu.

l risultato di quella scommessa torna dal 27 al 29 aprile in 150 sale italiane: Un sacco bello, restaurato dal laboratorio L'Immagine Ritrovata di Bologna sotto la supervisione dello stesso Verdone, promosso dalla Cineteca di Bologna con Mediaset Infinity, Minerva Pictures e SIAE.

Prima che Leone bussasse alla sua porta, Verdone aveva già detto no a mezza industria cinematografica italiana. No a Pasquale Festa Campanile, che lo voleva ne Il corpo della ragassa, niente da fare anche ad Adriano Celentano, che lo cercava per Asso.

Non era snobismo, ma la sensazione, si rivelerà giusta, di dover aspettare l'occasione giusta. Leone era un suo grande ammiratore dai tempi di Non stop, la trasmissione Rai del 1978-1979 in cui Verdone aveva costruito un repertorio sterminato di personaggi grotteschi e precisissimi. Quando lo chiamò, Verdone capì che era il momento. Poi, però, lo prese il panico.

Leone acquista i diritti del soggetto per rivenderli alla “Medusa Distribuzione”, si circonda di sceneggiatori esperti come Piero De Bernardi e Leonardo Benvenuti e consulta Lina Wertmüller, Luigi Magni e Steno. Ma la regia, alla fine, non è negoziabile: quei personaggi erano di Verdone fino al midollo, e solo lui poteva dirigerli. Le lezioni serali erano il modo di Leone per metterlo in condizione di farlo.

Il film nasceva da materiale autobiografico nel senso più concreto del termine. L'hippy svampito Ruggero era un monologo teatrale di quindici minuti che Verdone portava in scena dal 1977, quando con gli spettacoli Tali e quali e Rimanga fra noi… aveva cominciato a costruire il suo catalogo umano recitando fino a dodici ruoli umoristici diversi nella stessa serata.

Il bullo sbruffone Enzo era modellato su un tipo che incrociava abitualmente in un bar di via dei Pettinari, uno di quelli che parlano sempre troppo forte e conoscono tutti. Il mammone impacciato Leo, quello con la ragazza spagnola piombata in casa e la madre dispotica che lo aspetta a Ladispoli, era il vicino del piano di sotto. Roma come repertorio inesauribile fatta di realtà osservata, metabolizzata e restituita con una precisione crudele e affettuosa.

La struttura, tre storie parallele in una Roma ferragostana svuotata di tutto tranne che di umanità residua, con Verdone a interpretare sei personaggi, ricordava le puntate di Non stop o certi esperimenti di Tognazzi e Gassman ne I mostri di Dino Risi. Leone lo sapeva benissimo, e per questo insisteva sulla regia: nessun altro avrebbe potuto dirigere quelle cadenze e quelle pause.

Le riprese si svolgono nell'estate del 1979, chiuse in cinque settimane e due giorni invece delle sette programmate, con un contrattempo che Verdone non ha mai avuto il pudore di raccontare: alla vigilia del primo ciak viene colpito da un violento attacco di emorroidi, ma parte lo stesso.

Del resto, sapeva già tutto a memoria, dai dialoghi ai tempi comici. Accanto a lui, Renato Scarpa nel ruolo del disgraziato Sergio trascinato verso la Polonia suo malgrado, e Mario Brega, presenza schiacciante, il tipo di attore che riempie l'inquadratura anche quando non fa niente, nei panni del padre di Ruggero. La colonna sonora era di Ennio Morricone, per il ruolo di Marisol, prima di arrivare a Veronica Miriel, erano state considerate Lory Del Santo e Lina Sastri.

Esce nelle sale il 19 gennaio 1980, vinse un David Speciale ai David di Donatello, un Globo d'oro al miglior attore rivelazione, un Nastro d'argento al migliore attore esordiente e si classifica ventesimo tra i film più visti della stagione. Non male per un esordiente con le emorroidi.

Poi è successa una cosa strana, o forse prevedibile: i luoghi del film sono diventati mete di pellegrinaggio. Il “Palo della Morte” di via Giovanni Conti, nel quartiere Vigne Nuove a nord di Roma, il posto dove Enzo e Sergio si danno appuntamento prima della partenza, è diventato un ritrovo tradizionale ogni Ferragosto, frequentato da appassionati. Per il quarantesimo anniversario del film, Verdone e Renato Scarpa sono tornati insieme a inaugurare una targa.

A Porta Settimiana, sui sampietrini di Trastevere dove Leo incontra Marisol e dove scorrono i titoli di coda, c'è un'altra targa. A Ladispoli, la meta mai raggiunta del povero Leo, la città dove la madre lo aspetta con una lista di rimproveri già pronta, ce n'è una terza, scoperta da Verdone arrivando a bordo di un pullman extraurbano anni Ottanta.

Ruggero, Enzo e Leo non sono personaggi che invecchiano: abitano ancora quei vicoli e quella Roma che sembra deserta e invece è piena zeppa di storie che non vanno da nessuna parte. Dopo i tre giorni in sala, il restauro sarà disponibile su Mediaset Infinity.