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A Vho, tra le colline tortonesi, il Carnevale non è soltanto una festa, ma una memoria collettiva che ogni anno riprende vita. Martedì 17 febbraio il piccolo centro - uno dei gioielli del circuito dei “Borghi più Belli d’Italia” - riaccende una delle celebrazioni carnevalesche più longeve dell’Alessandrino, con una giornata pensata soprattutto per famiglie e bambini.

Qui il Carnevale ha radici che affondano nei primi anni del Settecento, quando il territorio era segnato da carestie ricorrenti e la comunità trovava forza nella condivisione. Allora si parlava di “banchetto del contado”: una lunga tavolata, autorizzata dai castellani, in cui ciascuno contribuiva con ciò che aveva raccolto. Cibo e vino diventavano strumenti di solidarietà prima ancora che di festa.

Con il passare dei secoli, il rito comunitario si è trasformato fino a trasformarsi nel Carnevale Vhoese: il parroco distribuiva le tradizionali saracche, le famiglie portavano i paioli di rame per cuocere la polenta e la piazza si riempiva di profumi, frutta di stagione, salumi e vino locale. La giornata si chiudeva solo la sera, quando i più resistenti finivano in allegria gli avanzi.

Oggi i tempi sono diversi, ma il senso di appartenenza è rimasto intatto: la polenta fumante e i salamini restano il cuore della festa, preparati anche grazie ai paioli storici custoditi dalle famiglie del paese.

Se c’è un filo rosso che rende unico questo carnevale, è il legame con il teatro di figura. L’edizione 2026 mette al centro l’eredità dell’Atelier Sarina, realtà simbolo dell’arte dei burattini sul territorio, sostenuta dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria.

Protagoniste saranno due maschere amatissime del repertorio di Peppino Sarina: “Pampalughino” e “Tascone”. Il primo incarna l’allegria scanzonata, l’astuzia e una certa passione per il buon vino, il secondo è il pasticcione per eccellenza, protagonista di equivoci e gag. Insieme animano storie allegre, tra schermaglie comiche e intermezzi che sdrammatizzano anche i momenti più tesi.

Tascone, in particolare, diventa simbolo visivo dell’edizione: la sua sagoma gigante, alta quattro metri e larga quasi due, sarà esposta nel centro del borgo. Un’installazione pensata anche per i più piccoli, che potranno fotografarsi e avvicinarsi al mondo dei burattini, scoprendo la tradizione dell’atelier e del museo Sarina di Tortona.

A portare avanti questa eredità è l’Associazione Peppino Sarina, dedicata al celebre burattinaio Giuseppe Sarina, scomparso nel lontano 1978. L’obiettivo è custodire archivi, studiare la storia del teatro di figura e mantenere viva l’attenzione verso le arti popolari. Durante il Carnevale, questo impegno si traduce in laboratori aperti ai bambini e spettacoli di piazza, dove il teatro d’animazione torna protagonista.

IL PROGRAMMA

Mattina (h. 10–12)

Alla S.O.M.S. Vhoese di via Maestra 15, laboratorio di costruzione di burattini guidato dal maestro Natale Panaro. Il titolo è già una promessa di divertimento: “Arrivano i nostri! Pampalughino e Tascone”. Attività gratuita su prenotazione tramite la Biblioteca Civica di Tortona.

Pomeriggio (h. 14.30 e 16.30)

In piazza Caduti I e II Guerra Mondiale va in scena “Il Principe ranocchio”, spettacolo di burattini della compagnia Gabriella Roggero di Angera. Ingresso libero.

Dalle h. 16 alle 18.30

In Corte del Castello, distribuzione gratuita di polenta e salamini preparati con farina di mais ottofile, salumi di produttori locali e vini delle colline tortonesi.