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Bagno in acqua cristallina, tintarella dorata, aperitivo al tramonto: la cartolina dell'estate è identica da decenni, se non fosse che quest'anno per viverla serva un portafoglio decisamente più capiente. Secondo i dati diffusi dall'ADOC, l'Associazione per la Difesa e l'Orientamento dei Consumatori, una semplice giornata al mare nell'estate 2026 costa come minimo oltre 100 euro, e la montagna, pur guadagnando terreno come rifugio anti-caldo, non è riuscita a scalzare il mare dal primo posto tra le mete preferite degli italiani.

L'unico dettaglio che cambia rispetto al passato è che moltissime famiglie hanno dovuto ridurre i giorni di vacanza per continuare a permettersele.

L'inflazione turistica ha riscritto le abitudini di spesa: il mese intero fuori città è ormai un ricordo, non tanto per mancanza di ferie quanto per l'impossibilità di sostenerne il costo, e si è affermata una vacanza mordi e fuggi fatta di soggiorni sempre più brevi.

Per una giornata al mare ad agosto, una famiglia di quattro persone spende in media tra i 90 e i 120 euro, cifra che copre ombrellone, parcheggio, pranzo al sacco e ben pochi extra. Il solo noleggio di un ombrellone con due lettini costa in media 37 euro al giorno, che diventano circa 250 euro se si opta per la settimana, a cui si aggiunge il parcheggio, dai 5 ai 15 euro nelle zone meno gettonate fino ai 20-30 euro in quelle più ambite.

Chi punta su località come Forte dei Marmi, Capri, Portofino o la Costa Smeralda scopre in fretta quanto la geografia pesi sul portafoglio: a Forte dei Marmi un ombrellone in quinta fila arriva a costare 550 euro, mentre in Costa Smeralda l'affitto giornaliero di un gazebo con servizi accessori oscilla stabilmente tra i 350 e i 400 euro. Una giornata al mare per quattro persone in queste mete può superare i 600 euro, fino a sfiorare gli 800 euro nelle strutture di lusso di Capri o Portofino. Anche prenotare online ha ormai un prezzo a sé: le piattaforme applicano quasi sempre dei costi di servizio digitali, tra i 15 e i 40 euro per la sola gestione della transazione, e i sistemi di dynamic pricing, i prezzi calcolati in tempo reale sulla domanda, contribuiscono a tenere le tariffe di Booking.com e Airbnb costantemente elevate.

Sul fronte degli alloggi la musica non cambia, una settimana in hotel a tre stelle ad agosto per una famiglia di quattro persone costa in media tra i 2.200 e i 3.800 euro, con il Sud Italia e le Isole a segnare i rincari stagionali più alti, pari a +5,4%, trainati da mete come Positano e Amalfi, dove il solo pernottamento con prima colazione parte da 3.800 fino a 4.200 euro.

Gli agriturismi, tradizionalmente considerati un'alternativa economica, nel 2026 si attestano su una media tra i 170 e i 220 euro a notte, con punte di 350 euro in Toscana e Umbria per le strutture dotate di piscina e percorsi benessere.

Chi sceglie la montagna in Trentino-Alto Adige, infine, può cavarsela con 800-1.200 euro a settimana per un appartamento in residence o un bed and breakfast senza servizi accessori, oppure orientarsi su pacchetti all-inclusive nei family resort, che vanno dai 2.200 ai 5.500 euro settimanali.

Chi invece viaggia con il cane al seguito deve mettere in conto una voce di spesa tutt'altro che marginale: le strutture ricettive applicano un supplemento di sanificazione o soggiorno che va dai 15 ai 25 euro al giorno negli hotel standard, fino a 80 euro in quelli di lusso con pet-menu e servizi di dog-sitting, mentre l'accesso alle spiagge attrezzate per cani costa tra i 25 e i 60 euro al giorno per una postazione dedicata.

I rincari si fanno sentire anche sulle piccole spese quotidiane da spiaggia. Il gelato artigianale supera ormai i 30 euro al kg nelle città d'arte e nelle località turistiche, con un cono piccolo che oscilla tra i 3 e i 3,50 euro, fino a superare i 5 euro nei centri storici più affollati.

Il gelato industriale confezionato ha ridotto negli ultimi dieci anni le porzioni del 15-18% mantenendo prezzi sempre più alti, con un multipack di marca che sfiora in media i 5,50 euro: un caso da manuale di shrinkflation, la sgrammatura silenziosa che riduce il prodotto lasciando invariato il prezzo. Ai chioschi vicino alle spiagge, un panino veloce costa in media 8-9 euro, mentre una bottiglia d'acqua da un litro e mezzo può arrivare a 3,50 euro.

Di fronte a tariffe così alte, molti bagnanti si scontrano anche con divieti tutt'altro che legittimi imposti da alcuni gestori di lidi, che vietano di portare cibo e acqua da fuori pur di costringere all'acquisto sul posto a prezzi salati, arrivando in certi casi a negare persino il riscaldamento di pappe e latte per i più piccoli.

La spiaggia resta un bene pubblico dato in concessione, e nessun gestore può vietare il consumo di cibo proprio, purché decoroso e non molesto: divieti di questo tipo configurano una pratica commerciale scorretta e una clausola vessatoria ai sensi del Codice del Consumo. In caso di contestazioni o controlli nelle borse frigo, i consumatori hanno il diritto di opporsi e possono segnalare l'abuso alla Polizia Locale, alla Capitaneria di Porto o all'Antitrust.

Proprio per sfuggire ai prezzi ufficiali, sempre più persone cercano scorciatoie sui social network, dove però il rischio di imbattersi in una truffa è tutt'altro che remoto: capita di trovare annunci di ville da sogno a prezzi stracciati che, una volta versata la caparra tramite bonifico istantaneo o ricarica di una carta prepagata, si rivelano inesistenti o occupate da proprietari ignari dell'intera vicenda.

Non mancano poi i cloni quasi perfetti di portali come Booking.com o Airbnb, costruiti apposta per sottrarre dati bancari e dirottare pagamenti verso conti impossibili da rintracciare. La regola più semplice per difendersi resta una sola: usare esclusivamente i sistemi di pagamento integrati nelle piattaforme ufficiali, e considerare come un tentativo di truffa qualsiasi richiesta di pagamento che arrivi al di fuori del portale, magari tramite un messaggio privato.