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Maggio è arrivato e con lui la voglia di stare all’aria aperta: passeggiate nelle valli canavesane, escursioni sulla Serra morenica, sentieri verso la Valchiusella. Tutto bello — ma c’è un ospite indesiderato che in questo periodo torna a farsi vivo: la zecca. Piccola, quasi invisibile, capace di attaccarsi alla pelle senza che ce ne accorgiamo. Non è il caso di andare nel panico, ma ignorarla sarebbe un errore.

Sempre più in quota: cosa sta cambiando nelle nostre montagne

Chi frequenta le valli dell’Orco e della Soana o i sentieri del Gran Paradiso lo sa bene: negli ultimi anni le zecche si incontrano sempre più spesso, e a quote sempre più elevate. Non è una sensazione. La zecca dei boschi (Ixodes ricinus), un tempo considerata un problema di fondovalle, viene oggi segnalata stabilmente fino a 1.500 metri e, nelle stagioni più calde, anche oltre i 2.000. Non è un caso: secondo i dati del CNR, le temperature sull’arco alpino sono cresciute di quasi un grado rispetto al trentennio 1961–1990, al ritmo di +0,5°C ogni dieci anni — il doppio della media globale. Con gli inverni più miti che ne conseguono, la stagione di attività delle zecche si è allungata: la zecca si attiva non appena la temperatura al suolo supera i 5°C, una soglia oggi raggiunta sempre prima in primavera e sempre più tardi in autunno. Il risultato è una finestra di rischio che va da marzo fino a dicembre. Le valli piemontesi, Canavese compreso, registrano un aumento delle segnalazioni negli ultimi anni. Chi fa escursioni in quota farebbe bene a trattarsi con lo stesso riguardo che riserverebbe a una passeggiata in fondovalle.

Cos’è una zecca e dove si nasconde

La zecca non è un insetto: è più simile a un ragno. Si nutre di sangue e per farlo si aggrappa alla pelle di persone e animali, spesso in posti difficili da vedere: dietro le ginocchia, nell’inguine, dietro le orecchie, tra i capelli.

La specie più comune da noi è la cosiddetta zecca dei boschi (Ixodes ricinus). La troviamo nei boschi umidi e ombrosi, ai margini dei sentieri, nei prati con l’erba alta. È già attiva da aprile e lo resta fino all’autunno. La nostra zona è un ambiente in cui la zecca si trova perfettamente a suo agio.

Quali rischi comporta?

La puntura di zecca in sé non fa male: mentre si attacca rilascia una sostanza che anestetizza la zona. Il problema è che durante il pasto può trasmettere batteri o virus nel nostro sangue. Le malattie più importanti in Italia sono tre.

La malattia di Lyme, la più diffusa, è un'infezione batterica causata dal batterio Borrelia: in Europa occidentale si contano circa 230.000 casi ogni anno (dati ECDC). Il primo segnale tipico è un cerchio rosso sulla pelle attorno al punto del morso, che si allarga col passare dei giorni — viene chiamato eritema migrante. Se non curata in tempo, la malattia può causare problemi alle articolazioni, al cuore e al sistema nervoso.

L’encefalite da zecca (TBE) è una malattia virale che può colpire il cervello. I dati dell’Istituto Superiore di Sanità mostrano un aumento preoccupante: dai 21 casi registrati nel 2020 si è saliti a 67 nel 2025, e si tratta di una stima per difetto.

La febbre bottonosa è invece più comune nel Sud Italia e si trasmette attraverso la zecca del cane.

Detto questo, la situazione è gestibile: bastano un po’ di attenzione e qualche precauzione mirata.

Se trovate una zecca: niente panico, ma fate così

La cosa più importante è toglierla il prima possibile, con calma e nel modo giusto.

Usate una pinzetta a punta fine — o uno strumento apposito che trovate in farmacia — e afferrate la zecca il più vicino possibile alla pelle. Tirate su lentamente, senza girare, senza strappare. Poi disinfettate la zona. Appuntate la data sul calendario.

Tre cose da non fare mai: non schiacciatela con le dita, non bruciatela con un accendino, non trattatela con olio o alcol. Questi metodi non aiutano — anzi, possono spingere la zecca a rilasciare nella ferita i batteri che porta con sé.

Nelle settimane successive, se compare un cerchio rosso sulla pelle, oppure febbre, stanchezza insolita o dolori alle articolazioni, andate dal medico e ditegli del morso di zecca.

Come evitare il morso: i repellenti funzionano davvero?

La prevenzione è la mossa migliore. Oltre a coprirsi con pantaloni lunghi e controllare bene la pelle dopo una passeggiata nei boschi, i repellenti da mettere sulla pelle sono un aiuto concreto. La ricerca scientifica ne ha testati molti, e i risultati aiutano a scegliere con cognizione di causa.

DEET: il più affidabile

Il DEET è la sostanza repellente più studiata e usata al mondo da oltre sessant’anni. Diversi studi scientifici lo confermano come il più efficace contro le zecche, con una protezione che può durare fino a sei ore. Lo trovate in spray e lozioni a varie concentrazioni: le formule al 20–30% sono adatte agli adulti per un uso normale, mentre le concentrazioni al 50% offrono una protezione più duratura e sono indicate per esposizioni prolungate o ambienti ad alto rischio. Va usato con attenzione sui bambini piccoli e in gravidanza — in quei casi è meglio chiedere consiglio in farmacia prima di acquistarlo.

Una curiosità recente: uno studio pubblicato sul Journal of Experimental Biology ha osservato che le zanzare possono imparare ad associare l'odore del DEET al cibo — un risvolto che riguarda le zanzare, non le zecche, ma che vale la pena conoscere. [Ne abbiamo parlato qui → https://www.quotidianocanavese.it/lifestyle/journal-of-experimental-biology-deet-dietiltoluamide-claudio-lazzari-clment-vinauger-60631]

Icaridina: l’alternativa più confortevole

L’icaridina è inodore, non unge e non rovina i tessuti sintetici — difetti che invece il DEET a volte ha. In termini di efficacia contro le zecche, gli studi la mettono sullo stesso piano del DEET in condizioni reali di utilizzo. È generalmente adatta dai 2 anni in su. Per chi ha la pelle sensibile o passa tanto tempo all’aperto, può essere la scelta più comoda.

IR3535: la scelta per gravidanza e bambini piccoli

L’IR3535 (etil butilacetilaminopropionato) è un repellente sintetico presente sul mercato da oltre trent’anni, con un ampio corpus di studi a supporto che ne documentano sia l’efficacia che l’alto profilo di sicurezza. La sua peculiarità principale è la tollerabilità: è considerato adatto fin dai 12 mesi di età, negli anziani e in gravidanza e allattamento — categorie per cui il DEET è invece sconsigliato. Le formulazioni al 20% dichiarano fino a 7–8 ore di protezione contro le zecche. Va però segnalato che alcuni studi di laboratorio indicano un’attività repellente leggermente inferiore rispetto a DEET e icaridina, specialmente in condizioni di forte esposizione. Rimane comunque una valida alternativa per chi appartiene a queste fasce o semplicemente preferisce un profilo di sicurezza ben consolidato.

Oli essenziali: naturali sì, ma con qualche limite

Negli ultimi anni la ricerca si è interessata molto ai repellenti a base di piante. Uno studio pubblicato su Scientific Reports nel 2023 ha testato 20 oli essenziali su zecche e zanzare: i migliori risultati sono arrivati da olio di chiodi di garofano e olio di cannella. Altre ricerche hanno segnalato come promettenti anche timo, cedro ed eucalipto.

Gli oli essenziali non sono paragonabili per efficacia al DEET o all’icaridina: la protezione che offrono contro le zecche è inferiore e meno prevedibile. Anche la durata è difficile da stabilire — le stime della ricerca parlano di circa 60–90 minuti, ma si tratta appunto di stime, variabili in base alla formulazione, alla sudorazione e alle condizioni ambientali. Possono andare bene per uscite molto brevi o per chi ha una preferenza personale per i prodotti naturali, a patto di riapplicarli con frequenza e di essere consapevoli dei loro limiti. Non sono una scelta adeguata per escursioni lunghe o in zone ad alto rischio.

Il consiglio del Dott. Marco Mazzini - Farmacia Mazzini

Non esiste il prodotto giusto per tutti: dipende dall’età, da dove si va, da quanto si sta fuori e dalla propria sensibilità cutanea. Se avete dubbi su quale scegliere, siamo a disposizione per un consiglio personalizzato. Trovate da noi repellenti a base di DEET, icaridina, IR3535 e oli essenziali, gli strumenti per rimuovere le zecche in sicurezza e tutto il necessario per la disinfezione.

Con la bella stagione nel pieno, godersi i boschi e le colline del Canavese è un piacere a cui non rinunciare. Basta essere un po’ preparati.

Farmacia Mazzini — Castellamonte (TO)

Fonti: Luker et al., Scientific Reports, 2023 — Burtis et al., NCBI/PMC, 2024 — Poole et al., PMC, 2024 — Istituto Superiore di Sanità, dati sorveglianza arbovirosi 2020–2025 — TecnoMedicina, “Epidemiologia delle malattie trasmesse da zecche in Italia”, 2023 — ECDC, Lyme Borreliosis in Europe, 2022 — CNR / Journal of Mountain Science, 2023 (temperature arco alpino) — Società Meteorologica Italiana, analisi climatologica Gran Paradiso (in: Montagne360, settembre 2022) — Ente Aree Protette Alpi Cozie, “Zecche di montagna: conoscere per difendersi”, 2016.