C’è un paradosso che racconta meglio di qualsiasi slogan lo stato di salute della bike economy italiana: le biciclette si comprano meno, ma si usano molto di più. È il segno di un cambiamento profondo, culturale prima ancora che economico, che vede gli italiani sempre più alla ricerca di tempo di qualità, benessere e “pause rigenerative”. In questo scenario, la bici smette di essere un semplice oggetto e diventa esperienza.
A fotografare il contesto è il 59° Rapporto Censis, che parla di una società in affanno ma anche più consapevole del valore del tempo lento. Ed è qui che il cicloturismo entra in gioco come risposta concreta a un nuovo bisogno: muoversi, scoprire, respirare.
I numeri, del resto, non lasciano spazio ai dubbi. Nel 2024 l’Italia ha registrato 89 milioni di presenze cicloturistiche, con un impatto economico di 9,8 miliardi di euro e una crescita del 54% rispetto all’anno precedente (dati Insart–Unioncamere).
Il dato forse più interessante non è tanto la crescita, quanto la direzione che sta prendendo. In un mercato europeo della bicicletta sostanzialmente fermo, l’uso della bici continua invece a correre. In Italia, secondo l’ultimo rapporto ISFORT sulla mobilità, l’utilizzo della bicicletta è aumentato del 27% in un solo anno, superato soltanto dal boom del cicloturismo.
Un cambio di paradigma che apre la strada a nuovi modelli di business, fondati su servizi, ospitalità, narrazione dei territori. Non è un caso se oggi il cicloturismo rappresenta oltre il 10% delle presenze turistiche complessive in Italia e se il cicloturista medio spende più del turista tradizionale, generando benefici diffusi lungo tutta la filiera locale.
Il bello del cicloturismo è che cresce anche dove altri modelli arrancano: nell’estate 2025, mentre il turismo balneare tradizionale segnava il passo – in Liguria le presenze sono calate di circa il 20% – la Ciclabile dei Fiori, tra Sanremo e Imperia, ha visto aumentare passaggi e soste, portando ossigeno a bar, hotel e servizi.
Lo stesso accade nel mondo del benessere: sui Colli Euganei, in provincia di Padova, terme e percorsi ciclabili stanno costruendo un sistema integrato in cui salute, prevenzione e mobilità dolce si incontrano. La bicicletta, insomma, smette di essere un’attività “a parte” e diventa una chiave strategica per ripensare interi territori.
È in questo contesto che la Fiera del Cicloturismo, organizzata da Bikenomist e in programma dal 27 al 29 marzo 2026 alla Fiera di Padova, si propone non come una semplice vetrina, ma una piattaforma di scambio tra operatori, destinazioni e professionisti, con un forte investimento sulla formazione: dall’adattamento delle strutture ricettive alla gestione dei noleggi, dai modelli di business all’educazione finanziaria, fino agli standard di progettazione delle ciclovie.
La quinta edizione ha ottenuto lo status di fiera internazionale e lo dimostra la crescente presenza di destinazioni estere. Dall’Estonia, con i suoi percorsi tra foreste e città medievali come Tallinn, all’Albania delle Alpi selvagge e delle strade costiere tra Vlora e Saranda, fino alla Carinzia, laboratorio europeo del cicloturismo grazie a itinerari iconici come la Drava o l’Alpe Adria.
A rafforzare la dimensione europea arriva anche la partnership con VeloBerlin, porta d’accesso privilegiata al mercato tedesco, tra i più maturi e con la più alta capacità di spesa. E non mancheranno i contenuti: durante la fiera sarà presentato il nuovo studio ISNART–Legambiente sul cicloturismo 2026, con dati aggiornati e scenari futuri.






