Gerry Cottle Jr è cresciuto fra clown, giocolieri e domatori: suo padre è proprietario di un circo inglese, e per lui diventare trapezista è stato naturale. Le altezze gli sono sempre piaciute e le vertigini non sa cosa siano. Ma crescendo, mentre i suoi fratelli scelgono di seguire le ombre paterne, lui dice di no: “Il circo è un fuoco sacro che devi sentire dentro. A quel mondo sono legato, ma mi sono reso conto che era più per motivi affettivi che per altro”.

Abbandona la vita nomade e per vent’anni si immerge nella city di Londra, in un agenzia di pubbliche relazioni e gestione di eventi. Della sua vita precedente gli restano ricordi bellissimi e l’idea di non voler passare tutta la vita chiuso in un ufficio, inventando qualcosa che possa far divertire la gente, come per generazioni aveva fatto tutta la sua famiglia. Innamorato del cinema, Gerry resta colpito da un’idea che da un po’ di tempo tiene banco a Londra: i cinema pop-up. Sale temporanee che aprono per poche sere in luoghi insoliti.

È la folgorazione: perché non aprire un cinema sul tetto abbandonato e magari in disuso di un palazzo? Non esistono precedenti e alla gente i tetti piacciono: invece dei muri tinti di scuro di un cinema meglio le luci, i grattacieli e una vista mozzafiato.  Con un prestito di 10mila sterline ottenuto da una banca, il primo Rooftop Film Club apre nel 2011 sul tetto del Queen of Oxton, un edificio a poca distanza dalla Liverpool Station. È Gerry a fare quasi tutto, dalla biglietteria alla proiezione di quella che in realtà è la sua collezione di Dvd: un doppio lavoro faticoso, visto che non può ancora permettersi di lasciare il posto che gli permette di vivere. “È stata dura, ma molto divertente”, ricorda.

Come in qualsiasi storia, i problemi non mancano: a qualche mese dall’apertura arriva una petizione dagli inquilini dei palazzi vicini, che protestano per via dell’audio troppo invadente. Gerry prova a controbattere, ma qualcuno gli suggerisce di trovare una soluzione, prima che un giudice metta i sigilli al suo locale. “L’unica possibilità che avevo era quella di dotare ogni spettatore di cuffie: temevo che l’idea non sarebbe stata apprezzata, invece è piaciuta molto perché la cuffia aiuta a immergersi nell’atmosfera del film ed elimina i rumori della città”.

Nel giro di poco, il Rooftop Film Club (https://rooftopcinemaclub.com) diventa uno dei punti di riferimento delle serate londinesi, e finisce per aprire nuove sedi sui tetti di quattro diversi edifici della capitale inglese. Sale che vivono soltanto durante la stagione estiva, con 800 proiezioni di film recenti, rassegne tematiche e grandi classici, aperte ad un massimo di 130 spettatori, al costo di 15 sterline a testa.

Alla faccia della crisi dei cinema tradizionali, che solo durante lo scorso anno in America ha costretto un migliaio di sale a chiudere i battenti, quello di Gerry è un successo così convincente da convincerlo che fosse arrivato il momento del grande salto: lo scorso anno, i Rooftop Film Club hanno aperto a Los Angeles, New York, San Diego e Houston, e a breve è prevista l’inaugurazione di altre sale a Chicago, San Antonio e Austin, mentre si lavora per esportare l’idea anche a Hong Kong e Singapore.

L’idea è cresciuta molto nel giro di pochissimi anni: oggi la Rooftop Films Community Found sovvenziona i film-maker in cerca di un’occasione, noleggia attrezzature e offre i propri schermi a chi difficilmente potrebbe entrare nei circuiti ufficiali dei cinema.

In tanti coloro che si sono detti entusiasti dell’idea, come Paul Schrader, co-sceneggiatore di “Taxi Driver” che ha definito il Rooftop Film Club “La nuova frontiera del cinema, arte che ha sempre la necessità di dover stupire e sorprendere il pubblico”. Anche le sale sono cambiate: cuffie wireless, pop-corn fumanti e bibite fresche, sedie sdraio e copertine passate dall’organizzazione nel caso si alzi un po’ di vento.

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