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La climate intelligence, la nuova frontiera della meteorologia applicata, permette oggi di stimare la probabilità che un territorio venga colpito da un'alluvione, una frana o un incendio con decenni di anticipo, aprendo scenari impensabili fino a pochi anni fa.

I numeri spiegano perché il tema sia diventato urgente. Tra il 1993 e il 2022, secondo il Climate Risk Index, gli eventi climatici estremi hanno provocato in Italia oltre 38mila vittime e un danno economico stimato intorno ai 60 miliardi di dollari.

Cifre che rendono necessario investire in quello che gli esperti chiamano adattamento climatico, l'insieme di interventi pensati per rendere un territorio più resistente di fronte a scenari sempre più frequenti.

A rendere possibile questo salto è la tecnologia: osservazione satellitare, intelligenza artificiale e data science oggi permettono di superare le tradizionali previsioni meteo per anticipare, con largo anticipo, il rischio di catastrofi naturali.

C'è chi la chiama meteorologia avanzata, chi climate intelligence, chi ancora catastrophe modeling. Se ne occupano diverse realtà internazionali, tra cui Climate X e Mitiga, e da qualche anno anche una startup italiana, Eoliann, che con la piattaforma Airis calcola la probabilità che una zona venga interessata da un'alluvione o da una frana.

A guidare Eoliann è Roberto Carnicelli, che ha fondato l'azienda insieme a Giovanni Luddeni, Emidio Granito e Chiara Mugnai. Nel descrivere il funzionamento di queste tecnologie, Carnicelli ricorre a un paragone efficace: proprio come i territori, anche la singola abitazione subisce le conseguenze degli eventi estremi, e oggi è possibile stabilire la probabilità che venga colpita da un'alluvione, da una frana o dalla siccità, capendo quando e con quale intensità. Airis, spiega, è in grado di farlo sull'intero territorio europeo, basandosi su oltre due miliardi di punti geografici di riferimento.

Per ora questo tipo di dati non è a disposizione dei singoli cittadini, ma di istituzioni e grandi imprese, in particolare per la tutela delle infrastrutture critiche come centrali energetiche o linee ferroviarie. Ma la sostanza non cambia: si tratta di uno strumento decisionale che punta a ridurre i danni prima che si verifichino.

Il livello di previsione raggiunto oggi è sorprendente: alcune piattaforme arrivano a proiettare scenari fino al 2100. Airis, nello specifico, stima la probabilità di un evento climatico estremo su quattro orizzonti temporali, dal 2026 fino al 2050.

Una capacità di anticipazione fondamentale se si considera che molte grandi opere pubbliche richiedono investimenti milionari: sapere fin dalla fase progettuale se un'infrastruttura rischia di essere colpita da una frana o un'alluvione consente di correggere le scelte in fase di costruzione, aumentando sicurezza e durata nel tempo.

Il tema riguarda in modo particolare i territori più fragili, come quelli che si affacciano sul Mediterraneo. L'Italia si colloca ai primi posti tra i paesi europei più esposti al rischio climatico, e in particolare al rischio idrogeologico legato ad alluvioni e frane, come conferma lo stesso Carnicelli, secondo cui il sud Europa è tra le aree più vulnerabili in assoluto. Un dato che dipende sì dalla conformazione del territorio italiano, ma anche dall'insieme di scelte politiche e individuali che continuano a far crescere le emissioni responsabili del riscaldamento globale. Non a caso Airis integra anche gli scenari elaborati dall'Intergovernmental Panel on Climate Change, che forniscono i dati di partenza sulle concentrazioni di gas serra e sul loro impatto su temperature e precipitazioni.

Il livello di dettaglio raggiunto da questi strumenti è notevole: Airis riesce a individuare il punto esatto in cui potrebbe verificarsi una frana con una precisione di 30 metri, su un'area di 2,15 milioni di chilometri quadrati corrispondente all'intero territorio europeo.

Anche le istituzioni si stanno muovendo in questa direzione. Secondo Carnicelli, l'Unione Europea è più avanti rispetto ad altri continenti nel dare peso all'adattamento climatico nelle proprie regolamentazioni, come dimostrano la recente direttiva europea sul monitoraggio e la resilienza del suolo e la scelta della Banca Centrale Europea di includere l'analisi del rischio climatico nelle valutazioni degli istituti di credito.

Un cambiamento graduale ma continuo, che intercetta anche una nuova sensibilità tra i più giovani, sia come elettori sia come lavoratori. Lo conferma lo stesso Carnicelli, secondo cui Eoliann, pur non potendo competere sempre sul piano salariale con realtà più strutturate, non ha avuto difficoltà a costruire un team qualificato, perché molti professionisti tra i 25 e i 35 anni cercano oggi un impiego che abbia un impatto ambientale o sociale positivo.

Tecnologia, nuove generazioni e attenzione all'impatto ambientale sembrano comporre una formula che apre a uno scenario meno cupo rispetto a quello immaginato solo pochi anni fa: se la scienza verrà ascoltata, gli effetti del cambiamento climatico potrebbero diventare più prevedibili e più gestibili.