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È una tradizione che si ripete ogni anno, la classifica dei migliori sandwich del mondo stilata da CNN Travel, e ogni anno succede la stessa cosa: qualcuno si offende, qualcun altro esulta, e tutti quanti sentono un languorino nello stomaco.

L'edizione 2026 non fa eccezione: 25 sandwich da “provare almeno una volta nella vita”, scritto con la solennità che da altre parti si usa per i testamenti. L’obiettivo, anche nobile, è “restringere la scelta del panino per i viaggiatori”, come se il problema del viaggiatore medio fosse l'imbarazzo della scelta davanti ala vetrina dei panozzi e non il prezzo dell'hotel.

Comunque sia, l'Italia porta a casa due presenze. La prima è il tramezzino, il cui destino è ormai indissolubilmente legato a Venezia anche se è nato a Torino. CNN lo descrive con precisione: due triangoli di pane bianco morbido senza crosta, farciti con tutto ciò che passa il convento, dal tonno con olive al prosciutto al tartufo, passando per uova sode e verdure. La redazione suggerisce di abbinarli a un bicchiere di vino locale, consiglio che in Italia si dà per scontato ma che vale la pena aggiungere per un lettore di Atlanta.

La seconda presenza italiana è più complicata, geograficamente parlando, e molto più bella come storia. La muffaletta di New Orleans, con due elle, all'americana, è discendente diretta della muffuletta palermitana, quel pane tondo cosparso di semi di sesamo che gli immigrati siciliani portarono nel Quartiere Francese tra la fine dell'Ottocento e i primi del Novecento. Quello che un tempo era “Little Palermo” è diventato il French Quarter che il mondo conosce, e il pane da viaggio dei siciliani è un'istituzione gastronomica. Il merito della prima vendita commerciale viene tradizionalmente attribuito a un certo Salvatore Lupo, che nel 1906 aprì il “Central Grocery Store”, ancora oggi aperto e meta di pellegrinaggio gastronomico per chiunque arrivi a New Orleans con una lista di cose da mangiare.

Oggi la muffaletta è stratificata di salami, prosciutto, mortadella, provolone, formaggio svizzero e un'insalata di olive tritate con sottaceti, sedano e spezie che taglia il grasso con un'acidità decisa e mediterranea.

Vale la pena ricordare che le radici della muffuletta in Sicilia sono molto più antiche. Preparazioni simili esistevano già in epoche lontane, influenzate da tradizioni culinarie elleniche e mediorientali, e nel corso dei secoli questo pane è diventato protagonista di ricorrenze religiose, la commemorazione dei defunti il 2 novembre e la festa dell'8 dicembre, momenti in cui veniva consumato con ripieni abbondanti e sostanziosi.

Il resto della lista è un viaggio abbastanza fedele al mondo com'è: il bánh mì vietnamita, che è una baguette coloniale riciclata con maiale, carote sottaceto, daikon, coriandolo e maionese dentro un pane che i francesi hanno lasciato in Vietnam come eredità del colonialismo. Il katsu sando giapponese, cotoletta di maiale impanata nel panko tra due fette di pane morbido, lo shawarma mediorientale, la cui etimologia rimanda al verbo “girare” in arabo, riferito allo spiedo verticale su cui la carne cuoce lentamente mentre il mondo le gira intorno. Il choripán argentino con la salsa chimichurri, il fricassé tunisino, fritto fuori e ripieno di tonno, patate e uovo sodo, un intero pranzo da passeggio.

Per l'Europa ci sono il pan bagnat nizzardo con gli ingredienti della salade niçoise, il croque monsieur francese nella sua doppia versione, maschile con il formaggio fuso, femminile con l'uovo fritto, distinzione di genere che solo i francesi potevano inventare. Lo spagnolo bocadillo de jamón ibérico, lo smørrebrød danese di pane di segale, burro e aringhe, il broodje haring olandese con aringa cruda marinata, cipolla bianca e cetriolini.

Gli americani, sempre generosi con se stessi, portano a casa sei voci: il Philly cheesesteak, specialità di Philadelphia, il lobster roll del Maine servito freddo con maionese o del Connecticut servito caldo con burro, il po'boy di New Orleans, nato negli anni Venti come pasto economico per lavoratori in sciopero, il Reuben del Nebraska con pane di segale tostato, corned beef, crauti e salsa russa, il Cuban sandwich pressato sulla griglia e naturalmente la muffaletta, che è per metà siciliana e quindi conta anche per noi.

C'è poi il chip butty britannico, due fette di pane bianco imburrato con patatine fritte calde dentro.

La cosa più onesta di queste classifiche è che non servono a stabilire chi vince, ma a ricordare che ogni cultura ha risolto lo stesso problema, come mettere insieme pane e ripieno in modo che soddisfi e nutra, con soluzioni diverse e tutte, a modo loro, perfette.