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Mentre il conflitto in Iran tiene col fiato sospeso i mercati energetici mondiali, la Commissione europea ha deciso di togliere alle compagnie aeree il giocattolo preferito: il sovrapprezzo retroattivo.

Le linee guida pubblicate ieri dall'esecutivo europeo sono piuttosto nette su un punto che sembrava controverso: se hai già comprato il biglietto, la cifra è quella. Stop.

Il costo del cherosene che sale, lo Stretto di Hormuz che si chiude, la geopolitica e le sparate di Trump, niente di tutto questo autorizza una compagnia aerea ad addebitare altro denaro a distanza di settimane dall'acquisto.

Una scoperta rivoluzionaria, si potrebbe pensare, se non fosse che fino a ieri alcune compagnie lo stavano facendo. Il caso più rumoroso è quello di “Volotea”, la low-cost spagnola che ha pensato di recapitare ai propri passeggeri un simpatico sovrapprezzo tra i 7 e i 9 euro definito “Fair Travel Promise”. La promessa di un viaggio equo prevedeva anche qualche contributo supplementare a sorpresa. La polemica è arrivata puntuale insieme alla risposta di Bruxelles: non si può.

La carenza locale di carburante, quella vera, che impedisce fisicamente a un aereo di fare il pieno, può essere considerata una “circostanza straordinaria” e significa che se il volo viene cancellato per questo motivo, la compagnia non è tenuta al risarcimento. Il rimborso del biglietto, però, resta dovuto, così come il diritto a scegliere una data alternativa. Lo ha precisato anche Massimiliano Dona, presidente dell'Unione Nazionale Consumatori: niente compensazione, ma il denaro speso torna indietro. Una distinzione sottile ma importante.

Il semplice aumento del prezzo del carburante, invece, non è una circostanza eccezionale. È il mercato. E il mercato, ovvero un problema delle compagnie, non dei passeggeri.

Per i pacchetti vacanza le regole sono leggermente diverse: l'organizzatore può aumentare il prezzo fino all'8% citando i costi del carburante, ma deve farlo almeno venti giorni prima della partenza.

Bruxelles tocca anche altri due temi tecnici, il primo è che sugli slot aeroportuali non ci sono sconti: le compagnie devono continuare a utilizzare almeno l'80% delle fasce orarie assegnate, pena perderle. Il caro cherosene non è una scusa valida per volare meno e tenersi i diritti di decollo.

Sul fronte del jet fuel di tipo A, quello usato soprattutto in Nord America, la Commissione chiarisce che non esiste alcun obbligo regolatorio che imponga l'uso di un tipo specifico di carburante. In teoria, quindi, nessun ostacolo normativo. In pratica, però, cambiare carburante in un sistema logistico diviso tra aeroporti, oleodotti e depositi richiede l'accordo di tutti.

La Commissione chiude con una nota di cauto ottimismo che suona più o meno così: non è ancora un disastro, ma non abbassate la guardia. “La situazione generale rimane stabile e, allo stato attuale, non vi sono prove concrete di carenze di carburante” si legge nel documento. Poi arriva il classico “ma”: se il conflitto in Iran dovesse prolungarsi, le forniture di cherosene potrebbero subire interruzioni. In quel caso, l'UE si riserva di adottare misure per garantire la continuità operativa.