Siamo ormai un po’ tutti affetti da misofobia: il timore di venire a contatto con germi e batteri in seguito al contatto di oggetti e superfici. Quello che fino a tre mesi fa faceva parte del corredo della normalità – maniglie, pulsantiere, sostegni – è finito di colpo nella lista nera. Guai, ripetono gli esperti, toccare la pulsantiera di un bancomat o quella dell’ascensore senza poi correre a lavarsi le mani: potrebbero essere contaminate dal virus, che non resta sospeso in aria ma si posa sulle superfici.

Certo, ci sono i guanti, ma può capitare di uscire senza o peggio ancora di averli finiti senza riuscire a trovare una confezione senza ricorrere al contrabbando, finendo per essere costretti a usare la punta di una chiave, una penna a sfera scarica o qualsiasi altro oggetto per premere il pulsante maledetto.

Tutto questo a meno di non essere a Bangkok, in Thailandia, e più precisamente all’interno del Seacon Square, un colossale centro commerciale che in 500mila metri quadri ospita 400 fra negozi, ristoranti e fast food. Inaugurato nel 1994 con una solenne cerimonia a cui ha partecipato la principessa Maha Chakri Sirindhorn, il Seacon Square è ancora oggi uno dei più grandi shopping mall della Thailandia.

Chiuso dallo scorso mese di marzo, il Seacon e gli altri grandi magazzini thailandesi hanno riaperto domenica scorsa per la prima volta grazie all’inizio della Fase 2, varata da quando nel Paese l’infezione è calata sensibilmente, lasciando 3.034 casi e 56 vittime.

Ma restava un problema da risolvere: il timore che la clientela potesse evitare il centro commerciale spaventata dal virus. Così, la direzione del Seacon ha adottato tutte le misure di sicurezza possibili, molte delle quali ormai simili in tutto il mondo: termoscanner agli ingressi, percorsi interni che garantiscano la distanza fra clienti, sanificatori e disinfettanti ovunque. Ma all’appello mancava qualcosa: gli ascensori.

Per risolvere il fastidio, dalle cabine sono scomparse le tastiere in verticale per fare posto ad altre sistemate a terra, per avere a portata di piede quello che una volta doveva essere a portata di mano. Una sorpresa che la clientela sembra aver gradito parecchio, come assicura Prote Sosothikul, vicepresidente della Seacon Development: “Il modo più semplice per infettarsi è toccare un oggetto contaminato e portarsi le mani al viso. Per questo abbiamo deciso di ideare il primo ascensore a pedali al mondo, un’accortezza che i clienti ci dicono di gradire molto”.

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