Mentre il mondo assiste impotente alla battaglia fra il coronavirus e la scienza, che sta costando migliaia di vite, Summit, un supercomputer della IBM, lavora notte e giorno da settimane per assolvere il compito che gli è stato assegnato: analizzare migliaia di farmaci e componenti chimici che mescolati tra loro possano essere utili a bloccare o almeno rallentare il propagarsi della pandemia in tutto il mondo.

Al momento, OLCF-4 (il vero nome del colossale sistema), ne avrebbe identificati 77 su oltre 8mila simulazioni, tutti classificati su una scala di probabilità e scupolosamente segnalati ai laboratori, dove migliaia di biologi molecolari sono al lavoro nella corsa spasmodica al vaccino che possa mettere la parola fine alla pandemia.

Summit è in funzione dal 2014, quando il Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti ha voluto un’intelligenza artificiale altamente sofisticata in grado di dare una risposta ai più grandi quesiti dell’umanità. Summit, ospitato all’Oak Ridge National Lab del Tennessee, è attualmente considerato il più veloce supercomputer al mondo, con una potenza di 200 petaflop che lo rende capace di 200 quadrilioni di calcolo per ogni secondo che passa.

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