Da quando è scoppiata questa “storia”, la pandemia, è apparso chiaro a tutti che una delle poche soluzioni possibili era raggiungere l’immunità di gregge. Si parlava di almeno il 60% della popolazione mondiale, ma con il diffondersi delle diverse varianti, alcune delle quali 240 volte più veloci nella trasmissione del ceppo originale, la proporzione è cambiata portandola sulla soglia dell’80%.

Qualcuno, nei mesi scorsi ha provato a raggiungerla in modo drastico lasciando al virus carta bianca, come la Svezia, con risultati che è meglio dimenticare. Altri come il Regno Unito hanno smesso dopo pochi giorni, travolti dalle polemiche. In realtà, senza il vaccino, l’immunità di gregge non ha mai avuto alcuna speranza di funzionare, a meno di non mettere in conto molti più morti.

Poi, finalmente, sono arrivati i vaccini, ma i problemi non sono affatto finiti. Gli Stati Uniti, ad esempio, si sono praticamente arresi: raggiungere l’immunità di gregge sarà improbabile. Lo dice in un lungo articolo il New York Times, che addossa buona parte delle colpe all’insensato scetticismo di parte della popolazione, rincuorata dalla sensazione che il Covid sia in ritirata e farsi iniettare chissà che non ne valga la pena. O per lo meno è giusto e corretto che lo facciano gli altri.

Ma sulla linea americana si sta attestando anche l’OMS, secondo cui l’immunità di gregge del pianeta entro la fine del 2021 è un’ipotesi praticamente impossibile. Gli esperti si dicono d’accordo, ma aggiungono che malgrado l’impressionante velocità della campagna vaccinale messa in piedi in paesi come America e Regno Unito, il virus continua a mutare più rapidamente rispetto alle vaccinazioni e all’impossibilità pratica di produrre più vaccini. E anche se un Paese arrivasse al 90% della popolazione il traguardo resterebbe difficile da raggiungere perché al momento non esistono ancora vaccini autorizzati per i bambini, lasciando al virus una finestra aperta per continuare a mutare. Va da sé, eliminando sempre più i divieti a viaggi e spostamenti tutto tornerebbe come prima nel giro di poco. Ma questo è un concetto che a molti continua a sfuggire.

Eppure, virologi e biologi sono molto meno preoccupati di quanto lo fossero un anno fa: l’immunità di gregge sarebbe stata importante, ma non fondamentale, perché il grande numero di persone che ha accettato di vaccinarsi è sufficiente comunque per riacciuffare la normalità, anche se forse un po’ più lentamente del previsto. In pratica, nel giro di qualche mese il virus potrebbe diventare gestibile al pari di un’influenza stagionale o una delle tante malattie endemiche con cui conviviamo, senza più alcun bisogno di misure restrittive.

Fra le poche certezze c’è che il virus è ormai troppo diffuso e radicato per pensare di debellarlo, ma grazie ai vaccini è possibile “addomesticarlo”, arginando in modo tempestivo eventuali nuovi focolai. Lo dicono le statistiche: ovunque le vaccinazioni procedono in modo spedito, il numero di contagi, ricoveri e decessi cala in modo drastico. Nulla di nuovo sotto il sole: in fondo, ricorda l’OMS, solo due malattie sono state debellate: il vaiolo e la peste bovina. Per tutte le altre, con cui conviviamo, sono sufficienti pochi farmaci per non averne più paura.

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