Se gli Stati Uniti restano stabilmente al primo posto mondiale per la diffusione del Covid, in California si sfiorano ormai le cifre di un disastro epocale: si calcola che un residente su 10 sia stato contagiato, con un record giornaliero che ormai superano i 1000 morti e i 70mila casi. Ovunque gli ospedali denunciano di essere prossimi al tracollo e i malati, che spesso non sono neanche scaricati dalle ambulanze, restano stipati nei corridoi in attesa di un posto: tutto questo mentre le autorità sanitarie temono che “il peggio debba ancora arrivare”.

È da qui che arriva l’idea di trasformare il parco di divertimenti Disneyland di Anaheim in un centro di vaccinazione anti-Covid. L’uso del parco, chiuso dallo scorso marzo a causa della pandemia, è stato richiesto in via d’urgenza dalle autorità della contea di Orange, e la risposta è stata il più completo via libera. “In attesa della creazione di altri centri vaccinali, Disneyland Resort, il più grande datore di lavoro della zona, si è mobilitato per accogliere il primo grande centro della regione – ha commentato Andrew Do, rappresentante sanitario della contea – mettendo in atto un lavoro monumentale nel processo di distribuzione dei vaccini”. La risposta della direzione del parco è stata affidata a Pamela Hymel, responsabile medico del parco: “Disneyland Resort è fiero e orgoglioso di aiutare a sostenere la contea di Orange e la città di Anaheim nella lotta al Covid-19”. Il parco, che entrerà in servizio entro questa settimana, diventerà così uno dei cinque centri vaccinali previsti dalle autorità.

Quello di Anaheim, città alla periferia di Los Angeles, è il primo, grande parco aperto dalla Walt Disney Company e l’unico inaugurato da Walt Disney in persona, che aveva avuto l’idea accompagnando le figlie alle giostre di Griffith Park, dopo aver notato che gli unici a divertirsi erano i bambini. Nel 1939, Disney chiede a due animatori dei suoi studi di progettare un parco di divertimenti, ma la Seconda Guerra Mondiale costringe il gruppo a chiudere nei cassetti l’idea. Se ne inizia a riparlare nell’agosto del 1948, come attrazione aperta al pubblico di fianco ai Disney Studios di Burbank. Nei piani, il parco doveva essere la fedele e ideale riproduzione di una città americana, con tanto di main street affollata di veicoli d’epoca su cui si affacciavano il municipio, la stazione dei pompieri, un teatro, un cinema e altre attività. Il progetto, presentato ufficialmente al consiglio comunale di Burbank, fu rifiutato, costringendo Disney a spostarsi verso Anaheim, dove un enorme aranceto di 65mila metri quadrati è individuato come il luogo ideale per la nascita del primo parco Disney della storia.

I lavori iniziano nel 1954 con costi che superano di gran lunga i 17 milioni di dollari previsti e fanno sorridere Hollywood, che già pregusta il fallimento di Walt Disney. Ma tutti sono costretti a ricredersi il 17 luglio 1955, appena un anno dopo, quando con una cerimonia d’inaugurazione trasmessa in diretta dalla rete ABC, il parco viene ufficialmente aperto al pubblico. Nel giro di due mesi, la struttura accoglie il milionesimo visitatore, permettendo a Walt di ripianare tutti i debiti. Nel tempo il parco si è ingrandito e oggi comprende 60 attrazioni, 3 hotel a tema, 39 ristoranti e 15mila posti auto, dando lavoro a 100mila dipendenti, di cui 6.000 sono comparse in costume. Numeri ciclopici che ogni anno attirano 11milioni di persone da tutto il mondo.

Da allora, ad esclusione dell’assassinio di JFK e in altre cinque occasioni, la più recente dopo gli attentati di New York dell’11 settembre, Disneyland Resort non aveva mai chiuso i battenti. Solo la pandemia è riuscita dove gli altri avevano fallito: le porte del parco sono sbarrate dal 14 marzo scorso, e nessuno sa quando riapriranno.

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