Una certezza c’è: il vaccino che – a Dio piacendo – libererà il pianeta dall’incubo della pandemia è prima di tutto un business, forse il più colossale della storia. Lo dimostra la corsa spasmodica di Paesi e laboratori: non passa giorno senza che si lancino in promesse pubbliche, accorciando sempre di più i tempi necessari pur di arrivare per primi sul mercato e rimpolpare i conti correnti, più che salvare il pianeta.

Ed è proprio questo aspetto, al di là del legittimo desiderio di tornare ad una vita normale, a mettere un freno agli italiani, popolo di per sé scettico e poco propenso a fidarsi del prossimo suo. Secondo una ricerca dell’EngageMinds, un Hub dell’Università Cattolica di Milano, un italiano su due teme che i primi vaccini disponibili non saranno stati sottoposti a sufficienti test per garantire la mancanza di effetti collaterali postumi, magari ad anni di distanza dalla scomparsa del coronavirus. Il dato percentuale, pari al 48%, indica un aumento deciso nel giro di pochi mesi: a maggio gli scettici si fermavano al 40%. Visto più nel dettaglio, lo scetticismo colpisce per il 48% nel Nord ovest del Paese, mentre al Nord est scende al 45 per poi risalire al 50% di Centro, Sud e Isole. Non di discosta di molto neanche la necessità di vaccinarsi contro l’influenza stagionale, come caldamente consigliato dalle autorità sanitarie: meno di un italiano su quattro ha scelto di farlo.

Una diffidenza che inizia a preoccupare, poiché scientificamente un vaccino ha efficacia solo se l’immunizzazione copre il 70% della popolazione. Preoccupazione in cui rientra anche quella che appare come una diffidenza assoluta verso uno dei più recenti avvisi dell’Istituto Superiore di Sanità, secondo cui il 77,6% dei contagi avviene in ambiente domestico tramite amici, parenti e familiari, coloro di cui ci si fida di più e che porta ad abbassare le difese.

Un altro sondaggio ha invece evidenziato che gli italiani temono maggiormente i mezzi pubblici, i centri commerciali, i supermercati, ambulatori medici, ospedali, il luogo di lavoro, i ristoranti e i bar. A confortare è che il 63% degli italiani sia convinto che blindare le zone focolaio non solo sia giusto, ma assolutamente necessario, e la percentuale sale all’83% fra coloro che considerano la mascherina un presidio medico da rendere obbligatorio e sempre e comunque.

In senso assoluto, leggendo fra le righe, la pandemia ha abbassato la fiducia nei confronti della scienza: il 47 % è convinto che chi ha avuto e superato il Covid sia più attendibile di quel che raccontano medici e scienziati, spesso visti come professionisti al soldo dei colossi farmaceutici.

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