Primo: meglio non farla innervosire. Secondo: se mai capitasse, darsela a gambe il prima possibile. Kinessa Johnson non scherza affatto, lo si capisce dalle foto che la ritraggono. Il suo corpo, scolpito da palestre e attività fisiche, è ricoperto al 60% da tatuaggi: sulla falange della mano destra la scritta “Hate”, sulla destra “Love”, odio e amore. Sull’avambraccio il disegno di una granata, per celebrare il superamento di un brevetto in esplosivi, approfondimento della sua passione per le armi, coltivata fin da quando era una bimba e alle bambole preferiva le Colt.
 
Nata il 27 dicembre 1985, il giorno dopo l’uccisione di Dian Fossey, la ricercatrice che ha dedicato la sua vita ai gorilla, Kinessa cresce in una fattoria di Anacoco, in Louisiana, non distante dalla base di “Fort Polk”: indizi sufficienti per capire le due passioni della sua esistenza, gli animali, le armi e la vita militare. Nel 2007, a 21 anni, si arruola nell’esercito, Marines: la spediscono a Kandahar, Afghanistan. Torna a casa con diverse ferite alla schiena e alla mascella ed è costretta a lasciare. Si sposa con un ex militare come lei, e insieme girano per gli States, senza una vera metà: si fermano in California, Nevada, alle Hawaii, in South Carolina, a Washington. Poi la contatta la “VetPaw”, associazione che recluta veterani dell’esercito per proteggere gli animali in Africa. Nella vita di Kinessa è il cerchio che si chiude.
 
Vola in Tanzania: il suo compito è contrastare i bracconieri aiutando i ranger locali. Nel giro di poco, ne manda in galera 25: “Combattere contro bracconieri armati è pericoloso e bisogna difendersi. Non siamo lì per fare male a qualcuno, collaboriamo con i ranger così che possano fare il loro lavoro di salvaguardia in sicurezza”. (Germano Longo)

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