In Giappone, dove i distributori automatici refrigerati sono ormai un elemento del paesaggio urbano quanto i semafori, qualcuno ha avuto un'illuminazione tanto semplice quanto inquietante: se le macchinette tengono al fresco le bibite, perché non applicare lo stesso principio agli esseri umani? Detto, fatto.
È nato così il Do Hiemon Box, un frigorifero pensato per salvare i giapponesi dalla morsa del kokushobi, il “caldo crudele” che il governo ha dovuto battezzare con un termine tutto suo per distinguere le giornate sopra i 40 gradi da quelle, ormai quasi rassicuranti, ferme a 39.
Il progetto porta la firma di SDRS, azienda specializzata in sistemi di refrigerazione e distributori automatici, mentre la commercializzazione è affidata a Trusco Nakayama, fornitore di attrezzature industriali.
L’aspetto del Do Hiemon Box ricorda una cabina doccia trasformata in elettrodomestico, ma al posto dell'acqua getti d'aria fresca indirizzati con precisione verso testa, collo, spalle e schiena, le zone del corpo che secondo l'azienda offrono il raffreddamento più rapido ed efficace.
All'interno della cabina, dotata di una sedia, la temperatura si stabilizza attorno ai 15 gradi Celsius, mentre l'aria soffiata sul corpo scende fino a circa 5 gradi. Bastano cinque minuti, garantisce il produttore, per avvertire un sollievo evidente, a dieci minuti si comincia ad alleviare i sintomi dell'esaurimento da calore.
Il sistema offre tre velocità di flusso e si spegne automaticamente dopo venti minuti per evitare che il refrigerio si trasformi in un eccesso di freddo su un corpo già provato dall'afa.Nonostante le dimensioni generose, il Do Hiemon consuma circa la metà di un tradizionale condizionatore, ed è montato su ruote che ne facilitano lo spostamento tra cantieri, magazzini, uffici o eventi all'aperto, ovunque il caldo minacci di trasformare una giornata di lavoro in un'emergenza sanitaria.
Il prezzo, in compenso, non è per tutti: 1,5 milioni di yen più IVA, circa 9mila euro, una cifra che lo rende una soluzione pensata più per aziende ed enti pubblici che per il singolo in cerca di refrigerio domestico.
Soltanto nella giornata del 15 luglio, a Tokyo, 48 persone sono state ricoverate in ospedale per colpi di calore. Le estati giapponesi hanno raggiunto una soglia tale da rendere necessario un lessico dedicato, e il kokushobi non è che l'ultima prova di come il caldo estremo da queste parti sia diventato una questione di sopravvivenza quotidiana più che una scomodità stagionale.
Un primo esemplare è già stato donato al municipio di Maebashi, nella prefettura di Gunma, dove i cittadini possono utilizzarlo gratuitamente durante l'orario di apertura, ogni volta che il bisogno di refrigerio si fa impellente. Una sorta di stanza pubblica del sollievo, disponibile a chiunque abbia venti minuti da dedicare alla sopravvivenza termica.
Di fronte a estati sempre più proibitive, l'adattamento passerà per interventi su larga scala, costosi e politicamente complessi, o per una serie di microsoluzioni come questa, unita a sale climatizzate pubbliche e altri rifugi temporanei dal caldo? Probabilmente per entrambe le strade, in proporzioni diverse a seconda dei Paesi e delle risorse disponibili. Nell'attesa di scoprirlo, il frigorifero per esseri umani risolve il problema di una persona alla volta, per venti minuti al prezzo di un piccolo elettrodomestico di lusso: non proprio una rivoluzione climatica, ma almeno la garanzia di qualche minuto di sollievo.













