Galleria fotografica

Il governo ha deciso che agli italiani serve una legge per fare una cosa che qualunque cliente, in teoria, poteva già fare da solo: chiedere di portarsi a casa la bistecca lasciata a metà. La bozza del nuovo Ddl Concorrenza, attesa in Consiglio dei ministri, stabilisce che il consumatore ha diritto di trattenere per l'asporto i cibi e le bevande acquistati e non consumati.

Sembra la scoperta dell'acqua calda e po’ lo è: nessun regolamento ha mai vietato di chiedere al cameriere un contenitore per lo spicchio di pizza o la fetta di crostata avanzate.

Secondo i dati diffusi da Fipe e Comieco, nel 2024 solo il 15% degli italiani si porta a casa gli avanzi, nonostante il 91,8% dei ristoranti dichiari di essere già attrezzato per farlo. I contenitori ci sono, manca il coraggio di alzare la mano e chiederli. La vera barriera è l'imbarazzo, la sensazione tutta italiana di apparire tirchi davanti al tavolo accanto se si osa portare via ciò per cui si è già pagato.

Ed è singolare per un Paese che ha costruito mezza cucina nazionale sul principio del non si butta via niente: polpette, frittate di pasta, ribollita, canederli, torte di pane, tutta una tradizione gastronomica nata proprio dal riciclo degli avanzi domestici. Eppure seduti al ristorante l'orgoglio prende il sopravvento e la stessa persona che a casa trasforma il pane raffermo in un piatto tipico, al tavolo si vergogna a chiedere una vaschetta.

Sarà un residuo del complesso da dopoguerra, sarà la paura del giudizio del cameriere, fatto sta che per anni non abbiamo nemmeno trovato una parola italiana decente per definire la pratica: porta-a-casa non è mai decollato, “family bag” suona come una trovata di marketing, e il torinese “baracchino” non basta a coprire tutta la Penisola. Così, alla fine, ci siamo tenuti il termine americano “doggy bag”, borsa del cane, con tanto di richiamo alla vecchia abitudine statunitense di portare gli avanzi a Fido.

Il testo del Ddl prevede anche l'istituzione di un logo ufficiale, che i ristoratori e gli esercenti abilitati alla somministrazione di cibi e bevande potranno esporre per segnalare ai clienti la possibilità di chiedere il cibo non consumato. Il marchio dovrà essere definito con un decreto del Ministro delle Imprese e del Made in Italy, di concerto con il Ministro della Salute, da adottare entro novanta giorni dall'entrata in vigore della legge. Lo stesso decreto stabilirà anche le regole operative del servizio: come confezionare il cibo, come informare i clienti, come e quando usare il logo. Le campagne pubbliche contro lo spreco alimentare, specifica il provvedimento, dovranno sempre fare riferimento a questo simbolo, che diventa così lo strumento ufficiale attraverso cui lo Stato certifica che portarsi via gli avanzi non è né maleducazione né miseria, ma buon senso.

Sullo sfondo restano i numeri, che sono quelli a rendere la faccenda meno buffa di quanto sembri. Il rapporto “Caso Italia 2026” dell'Osservatorio Waste Watcher International stima che ogni italiano sprechi in casa in media 554 grammi di cibo alla settimana, un dato in miglioramento rispetto all'anno precedente ma che equivale comunque a oltre due chili a testa ogni mese, per un valore complessivo superiore ai 7 miliardi di euro l'anno. Davanti a cifre simili, discutere se sia elegante chiedere una vaschetta con gli avanzi comincia a sembrare una battaglia.

Va detto che il doggy bag da solo non risolverà nulla: la parte più consistente dello spreco si consuma altrove, nelle cucine, tra acquisti eccessivi, frigoriferi disordinati, porzioni sovrastimate e date di scadenza lette male o tardi.

Due anni fa la proposta di legge Gatti-Barelli, poi arenatasi in Parlamento, voleva rendere il doggy bag obbligatorio per i ristoratori, sollevando non poche resistenze tra gli operatori del settore. Oggi la prospettiva è ribaltata: non più un obbligo per chi serve il pasto, ma un diritto per chi lo paga: un obbligo si subisce, un diritto si rivendica, e rivendicarlo non dovrebbe procurare imbarazzo a nessuno.

All'estero la faccenda è già stata digerita da tempo. Negli Stati Uniti uscire dal ristorante con il sacchetto in mano è talmente normale che spesso è il cameriere stesso a proporlo prima ancora che il cliente ci pensi. In Francia e in Spagna la possibilità di portare via il cibo non consumato è già regolata per legge. L'Italia arriva buona ultima a normalizzare un gesto che altrove è scontato dagli anni Settanta.

Dentro un piatto, in fondo, c'è il lavoro di chi ha coltivato, allevato, pescato, trasportato e cucinato. Portarlo a casa non è un atto di povertà, ma una forma di rispetto.