Suzanne Lambert, una scienziata dell’University of Cape Town, in Sudafrica, lo sa bene: la sua idea ha un che di rivoltante. Ma è andata avanti ugualmente, coinvolgendo nel suo lavoro un team di ricercatori con l’obiettivo di trovare un modo perché nulla, ma proprio nulla, vada sprecato.
 
Dopo anni di studi approfonditi, il team guidato alla scienziata è arrivato a produrre un mattone ricavato da sabbia lavorata con dell’urina umana, uno degli scarti dell’umanità che rivisto nei modi opportuni può rappresentare una risorsa in più verso la salvaguardia dell’ambiente e lo sfruttamento indiscriminato delle risorse naturali.
 
Tecnicamente, il mattone a base di pipì sfrutta il principio della precipitazione batterica del carbonato di calcio, lo stesso che consente ai molluschi di creare le proprie conchiglie. La sabbia viene colonizzata dai microorganismi dell’ureasi, un enzima che attraverso una reazione chimica produce il carbonato di calcio che permette al mattone di compattarsi diventando estremamente resistente. Fra i vantaggi anche quello di dire addio ai forni per la cottura ad alte temperature che ancora oggi rappresentano l’unico metodo conosciuto per creare i mattoni: il processo studiato dai ricercatori sudafricani avviene a temperatura ambiente, lasciando semplicemente che gli enzimi entrino in azione.
 
Per stessa ammissione della dottoressa Lambert, il vero problema, al momento, sta tutto nella difficoltà di procurarsi e raccogliere l’urina necessaria. Ma a tutto, volendo, c’è rimedio. (Germano Longo)

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