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Sono passati quasi un paio d’anni, da quando Elisa Sunga, 33enne americana di professione program manager del colosso “Google” e nel tempo libero baker-influencer, ha organizzato un piccolo raduno fra amici al Golden Gate Park, il grande parco rettangolare di San Francisco, ancora oggi una delle città più cool d’America.

A tutti i partecipanti, preoccupati di chiederle il classico “cosa devo portare”, Elisa ha risposto un dolce, uno qualsiasi, meglio ancora se fatto in casa, anche se non è condizione obbligatoria.

C’era di mezzo la voglia di passare una giornata di sole con degli amici appena conosciuti, come ha ammesso la stessa ideatrice: “Avevo ideato un piccolo e intimo picnic con forse 15 nuovi amici seduti a cerchio nel parco. Una volta formato il gruppo ci saremmo presentati a turno raccontando la torta che ognuno aveva preparato. Non avrei mai potuto immaginare che questo avrebbe attirato così tanta gente e che tutti avrebbero condiviso il mio sogno con tanta passione”.

Due anni dopo, a sugellare il successo di quel giorno sono arrivati uno dopo l’altro una serie di “Cake-picnic” che dalla baia di Frisco hanno iniziato a comparire ovunque, dai parchi di Los Angeles a quelli di New York, fino a diventare uno dei trend più in ascesa in tutti gli Stati Uniti.

Ormai trasformati in veri e propri eventi a cui per partecipare è necessario prenotare il proprio biglietto online (a costi volutamente molto popolari), i Cake-picnic hanno una sola e unica regola che è diventata anche lo slogan di ogni appuntamento: “No cake, no entry”.

Detto in altro modo: partecipa solo chi porta un dolce ispirato ogni volta ad un tema diverso. Il tutto da mettere nel cestino con qualcosa da bere, ma insieme alla consapevolezza che ogni cosa sarà da condividere con altre centinaia di persone che hanno accettato le stesse regole.

E ogni volta, il risultato non cambia: centinaia di persone e altrettanti dolci di ogni forma, tipo e sapore a disposizione dei partecipanti, mentre l’agenda di Elisa continua a riempirsi di eventi ormai richiesti in tutti gli States, con il picco di 2000 partecipanti raggiunto qualche settimana fa sempre a San Francisco, dove i Cake-picnic sono letteralmente esplosi.

Dagli Stati Uniti, sono in via di definizione eventi a Dubai, Londra, Manila, Melbourne, Città del Messico, Parigi, Sydney, Toronto e Vancouver.

“Ho cominciato spinta dall’amore che nutro nella condivisione di una torta fatta in casa, ma nel tempo ho realizzato che le persone godessero soprattutto dell’aspetto sociale – ha raccontato Elisa nel corso di un’intervista – e quello che più mi ha motivato è stato essere testimone di come sia diventato un evento spontaneamente inclusivo: i partecipanti hanno fasce di età e classi sociali molto diverse che vanno dai professionisti a persone mature, passando per a famiglie intere con bambini”.

Per molti, i Cake-picnic sono diventati veri antidoti alla solitudine in un’epoca in cui i social pretendono di aver conquistato la socialità senza preoccuparsi di creare generazioni costrette all’isolamento perché non quasi non più capaci di gestire rapporti sociali con in carne e ossa.

“Sono orgogliosa all'idea che i Cake-picnic suscitino gioia e spingano le persone a radunarsi, cucinare e creare comunità. Anche se le tappe ufficiali del tour sono organizzate da un team, non è necessario aspettare che siamo noi a portare la magia in tutto il mondo, perché difficilmente riusciremo a farlo. Ma a chiunque desideri organizzare un proprio Cake-picnic, mi sento di dare alcuni consigli giusto per iniziare: scegliete un tema semplice e chiedete ad ogni ospite di portare un dolce intero da condividere, fatto in casa o acquistato in negozio, non importa. Perché in realtà non ci sono regole, solo dolci”.