Galleria fotografica

L’Eurovision Song Contest, evento musicale ideato nel 1950 dall’eporediese Sergio Pugliese, compie 70 anni, ma sceglie uno stile sobrio: un maxi schermo davanti al municipio di Vienna, 95mila biglietti venduti, fan arrivati da 75 Paesi e cinque nazioni che hanno preferito restare a casa.

Il grande assente di questa edizione è il conflitto che l'ha plasmata. Irlanda, Islanda, Paesi Bassi, Slovenia e Spagna hanno boicottato la manifestazione in protesta contro la partecipazione israeliana, mantenuta con voto a maggioranza dei membri EBU, riducendo i “Big Five” a “Big Four” e lasciando alla Wiener Stadthalle una competizione numericamente più snella ma politicamente più pesante.

Slovenia e Spagna stanno già riflettendo sul proprio futuro eurovisivo, suggerendo che la ferita non si rimarginerà in fretta, ma quanto peserà davvero sull'edizione, lo si vedrà a giochi chiusi.

Per ora Vienna incassa, accoglie e programma eventi collaterali per turisti e residenti, dall'Eurovision Village a Rathausplatz alle fan zone sparse per la capitale.

L'Italia arriva con Sal Da Vinci e “Per sempre sì”, già trionfatore a Sanremo e attualmente primo nella classifica globale degli stream tra i 35 concorrenti, con oltre 24,2 milioni di ascolti.

Figlio d'arte, Sal porta sul palco la canzone d'amore più ascoltata della competizione e l’ambizione del nono piazzamento consecutivo in Top 10 per il nostro Paese. I bookmaker, però, per ora lo tengono fuori dai favoriti veri, collocandolo al decimo posto tra Svezia e Ucraina. Capita.

Più italiani seguono a ruota, in un'edizione che di sangue peninsulare ne ha più del solito. Senhit, bolognese di famiglia eritrea, torna con“Superstar”, vincendo il San Marino Song Contest 2026 su Dolcenera, Rosa Chemical e Paolo Belli, e porta con sé Boy George: presenza che vale da sola il biglietto.

Poi ci sono Veronica Fusaro (padre di Acri, Cosenza), che gareggia per la Svizzera con “Alice”, e Sarah Engels, che rappresenta la Germania con “Fire”, madre siciliana, ex moglie di Pietro Lombardi, già "rappresentante dell'Italia" nel Free European Song Contest tedesco del 2020.

Infine un abito, che è quasi un quinto italiano: Aidan Cassar, rappresentante di Malta, calca il palco in un archivio Gianni Versace di cui esistono solo 20 esemplari al mondo.

I favoriti secondo i bookmaker si chiamano Linda Lampenius e Pete Parkkonen per la Finlandia, accoppiata violinista-popstar che ha ottenuto dall'EBU il permesso eccezionale di suonare il violino dal vivo.

Dietro di loro, nell'ordine: il greco Akylas con “Ferto”, il danese Søren Torpegaard Lund con “Før vi går hjem”, l'australiana Delta Goodrem, la star più nota in gara, sostenuta anche da finanziamenti pubblici di Canberra a titolo di diplomazia culturale, e la diciassettenne francese Monroe, voce lirico-pop che mescola potenza e precocità.

Il resto del campo è un catalogo enciclopedico di percorsi artistici improbabili e biografie esagerate nel modo tipicamente eurovisivo. La rumena Alexandra Capitanescu studia per un master in Fisica a Bucarest e canta “Choke me”, con tanto di avvertimento per l'epilessia fotosensibile nel video ufficiale. La svedese Felicia si esibisce ancora con il volto semi-coperto, residuo di un'identità nata sotto passamontagna rosa, quando si chiamava Froken Snusk e la sua identità era un segreto di produzione. I Vanilla Ninja dell'Estonia tornano all'Eurovision vent'anni dopo averlo rappresentato per la Svizzera. I georgiani Bzikebi erano già vincitori del Junior Eurovision 2008, quando avevano dieci anni e il mondo era diverso. Il Lussemburgo schiera Eva Marija, violinista ispirata dalla vittoria di Alexander Rybak nel 2009, quando lei aveva solo tre anni.

Sul fronte tematico, il grosso dell'edizione privilegia l'amore nelle sue declinazioni: tossico, non corrisposto, travolgente o coronato dal matrimonio, come nei Bandidos do Cante del Portogallo che portano il Cante Alentejano, Patrimonio Culturale Immateriale dell'Umanità, in salsa pop contemporanea.

Non mancano la dipendenza dall'alcol (Atvara, Lettonia), l'orgoglio femminile in chiave etno-pop (Lelek, Croazia, cinque donne), la voglia di riscatto da offrire alla madre (Akylas). La Moldavia apre lo show con il messaggio politico più esplicito della serata: Satoshi e il suo “Viva, Moldova!”.

Le giurie tornano in semifinale rafforzate, sette componenti invece di cinque, con due Under 25 obbligatori.

In diretta su Rai 2 martedì 12 e giovedì 14 maggio, su Rai 1 sabato 16, con Gabriele Corsi ed Elettra Lamborghini. Vienna aspetta. Che Eurovision 2026 abbia inizio: è tutto pronto.