Dall'11 al 14 giugno, oltre 130 equipaggi convergeranno su Torino per celebrare i novant'anni della Fiat 500 Topolino. Vengono dalla Scandinavia, dalla Nuova Zelanda e da mezza Europa: un pellegrinaggio laico verso la città dove nacque, al Lingotto prima e a Mirafiori poi, la madre di tutte le 500.
Il raduno internazionale è organizzato dal Topolino Autoclub Italia, federato ASI dal 1989, e fa parte del calendario ufficiale dei 60 anni dell'ASI. Celebrare a Torino i compleanni tondi della Topolino è una tradizione consolidata, e la scelta della città non è mai casuale.
Il programma è costruito attorno ai luoghi della memoria, industriale e non solo. Giovedì 11, gli equipaggi affronteranno la salita alla Sacra di San Michele, un esordio impegnativo, quasi un collaudo d'epoca. Venerdì 12, divisi in due gruppi, percorreranno la cintura torinese toccando Superga e la Reggia di Venaria, spingendosi a nord fino a Ruffini e Lonna: un anello che ripercorre idealmente i territori dove queste macchine furono immaginate, collaudate, costruite. Sabato 13, le vetture scenderanno in piazza Vittorio Veneto per un'esposizione aperta alla città dal mattino al pomeriggio. La serata si chiuderà allo Stellantis Heritage Hub. Domenica 14, ultima tappa al Castello di Rivoli, in un programma che intreccia storia dell'automobile, turismo e gastronomia, pensato anche per dare agli equipaggi stranieri una percezione più larga delle eccellenze del territorio.
Chi vuole prepararsi può segnare un appuntamento preliminare: martedì 9 giugno, alle 18.00, nella sede ASI di Villa Rey, Roberto Giolito, Head of Stellantis Heritage, sarà intervistato dal giornalista Marco Visani sulla storia della Topolino e delle piccole Fiat che hanno scandito decenni di vita italiana.
Vale la pena ricordare cosa si celebra. Tutto comincia con un ordine di Mussolini e un incendio sul colle di Cavoretto. Era il 1931, e il primo prototipo, motore bicilindrico, trazione anteriore, quattro posti, prende fuoco durante il collaudo sulla salita.
Il senatore Agnelli, che era a bordo, scende di corsa e prende due decisioni: licenziare il progettista Oreste Lardone e bandire per sempre la trazione anteriore dalla Fiat. Il progetto passò al giovane Dante Giacosa, che costruisce un'impostazione classica un piccolo capolavoro di ingegneria frugale: radiatore in alto per eliminare la pompa dell'acqua, serbatoio a gravità per eliminare quella del carburante, motore da 569 cc montato a sbalzo per guadagnare spazio nell'abitacolo. Tredici cavalli, 85 km/h, 6 litri ogni 100. Niente di superfluo.
Il 15 giugno 1936 la Fiat 500 viene messa in vendita a 8.900 lire, quasi il doppio delle 5.000 promesse a Mussolini, e circa venti stipendi mensili di un operaio specializzato. Ma nell'Italia di allora circolava un veicolo ogni duecento abitanti, e la fame di automobile era tale che il successo arriva comunque.
Il soprannome “Topolino” è invece opera di una rivista inglese, colpita dal cofano affusolato e dai fari sporgenti ai lati, le orecchie di Mickey Mouse. La curiosità è che la Fiat non usò mai quel nome in modo ufficiale, ma non serviva, era già di tutti.
L’epopea della Topolino si allunga su tre serie e quasi vent'anni di produzione: la “A” fino al 1948, la “B” con la Giardiniera Belvedere, versione familiare con rivestimenti in legno, perfetta per le gite domenicali del dopoguerra, e infine la “C” del 1949, con la carrozzeria aggiornata ai nuovi canoni stilistici.
Esce di scena nel 1955, dopo 520.000 esemplari, cedendo il passo alla 600 e alla Nuova 500. Ma sulle strade italiane rimane ancora per un pezzo, robusta e inesauribile, fino ai primi anni Settanta.














