Galleria fotografica

Mancava solo questo: ricaricare il pallone. Ma è esattamente quello che accadrà a partire da oggi, 11 giugno, quando i Mondiali 2026 apriranno i battenti tra Stati Uniti, Canada e Messico, e il “Trionda” questo il nome del pallone ufficiale firmato Adidas, verrà estratto dal suo involucro, collegato a un caricatore a induzione e preparato all'uso come un qualsiasi dispositivo elettronico.

Il nome è un ibrido tra lo spagnolo e l'inglese, “tre onde” e richiama sia l'unione dei tre Paesi ospitanti sia la “ola”, iel movimento sincronizzato degli spalti che gli americani hanno esportato in tutto il mondo. L'estetica gioca su sfumature rosse, verdi e blu su fondo bianco, con le bandiere dei tre Paesi dissolte in pattern fluidi.

Il Trionda Pro è il primo pallone nella storia dei Mondiali maschili costruito con soli quattro pannelli termosaldati, privi di cuciture nel senso tradizionale del termine. Meno pannelli significano una superficie potenzialmente più liscia in grado di cambiare il modo in cui l'aria aderisce al pallone in volo, con conseguenze dirette su traiettoria, velocità e distanza percorsa.

John Eric Goff, visiting professor di fisica all'Università di Puget Sound, ha studiato il comportamento aerodinamico del Trionda in galleria del vento e ha confrontato i risultati con quelli dei quattro palloni ufficiali delle edizioni precedenti: “Al Rihla” (2022), “Telstar 18” (2018), “Brazuca” (2014) e “Jabulani” (2010).

Il parametro chiave è la cosiddetta crisi della resistenza aerodinamica, il punto di velocità oltre il quale la resistenza dell'aria cambia bruscamente, modificando la stabilità del volo. Il Trionda raggiunge questo punto critico intorno ai 43 km/h, un valore sensibilmente più basso rispetto agli altri palloni Adidas, che si aggiravano fra 50 e 65 km/h.

Il Jabulani rimane il termine di confronto più scomodo, poiché ai Mondiali sudafricani del 2010 causò cambi di direzione imprevedibili e improvvisi cali di velocità, al punto da essere ribattezzato dalla stampa di mezzo mondo con epiteti poco lusinghieri.

Per correggere il tiro, Adidas ha dotato il Trionda di tre scanalature profonde per pannello e di una superficie texturizzata progettata per stabilizzare il flusso d'aria anche a basse velocità. Il risultato, almeno in laboratorio, è un pallone più prevedibile su calci d'angolo e punizioni, dove la velocità di partenza è relativamente contenuta.

A velocità elevate, però, il Trionda mostra una gittata leggermente inferiore rispetto ai suoi predecessori e su un rinvio dal fondo calciato verso il centrocampo, il pallone potrebbe iniziare la sua discesa qualche metro prima del previsto.

“La differenza non è enorme - precisa Goff - ma abbastanza grande perché i giocatori possano accorgersene”. Significa che, nelle prime partite del torneo, qualche attaccante guarderà il suo tiro finire fuori di qualche metro senza capire esattamente perché.

Il cuore tecnologico del Trionda è un sensore IMU (unità di misura inerziale) da 14 grammi, sospeso all'interno di uno dei quattro pannelli attraverso un sistema di tiranti progettato per isolarlo dagli urti. Gli altri tre pannelli ospitano contrappesi per bilanciare la distribuzione del peso. Il sensore campiona la posizione del pallone 500 volte al secondo, più di qualsiasi fotogramma video disponibile attualmente, e invia i dati in tempo reale alla sala VAR e al sistema di rilevamento semiautomatico del fuorigioco.

Non è la prima volta che un pallone dei Mondiali incorpora questo tipo di tecnologia: “Al Rihla”, nel 2022, era già dotato di un sensore analogo, così come il “Fussballiebe” degli Europei 2024.

Il Trionda rappresenta la terza generazione, ma con una novità: nelle versioni precedenti il dispositivo era sospeso al centro del pallone, mentre qui è integrato in uno dei pannelli, un cambiamento che ha implicazioni aerodinamiche ancora in fase di valutazione. Da distribuzione asimmetrica del peso, compensata dai contrappesi, introduce una variabile in più in un sistema già complicato.

Per far funzionare il sensore entra in scena la batteria interna, ricaricabile a induzione, la stessa tecnologia usata dai caricatori wireless degli smartphone, che dovrà essere ripristinata prima di ogni partita. L'operazione è nascosta tra i rituali pre-gara, invisibile al pubblico.

Tutta questa precisione tecnica si scontra con un problema che nessun sensore riesce a risolvere, ovvero che il pubblico non si fida del VAR. Un sondaggio della Football Supporters' Association condotto su quasi 8.000 tifosi inglesi ha rilevato che oltre tre quarti degli intervistati si oppongono all'uso della tecnologia arbitrale, e il 90% ritiene che abbia distrutto la spontaneità dell'esultanza.

La critica principale non riguarda l'accuratezza dei dati, ma l'esperienza vissuta in stadio: attese di tre minuti, silenzio sugli spalti e la gioia sospesa in attesa di una conferma tecnica che arriva sempre troppo tardi.

La tecnologia ha eliminato certi errori. Ha introdotto nuove forme di frustrazione. Il Trionda, con i suoi 500 campionamenti al secondo, sa esattamente dove si trova in ogni istante. Gli spettatori sugli spalti, nel momento del gol, non lo sanno ancora.

Il Trionda viene commercializzato in cinque versioni. Il Trionda Pro, quello che rotola sui campi di Los Angeles, New York e Città del Messico, costa 160 euro e include sensore, batteria e tutto l'arsenale tecnologico. La versione Club, destinata agli impianti sportivi di base, si ferma intorno ai 30 euro ma manca il chip.