Dopo averla violentata e maltrattata in ogni modo, agli inglesi la pizza sembra non piacere più. Dal primato di piatto italiano più amato e replicato, con buona pace della scuola napoletana diventato patrimonio dell’umanità, la pizza nel Regno Unito è ufficialmente entrata in una fase di crisi.
Lo ha raccontato in questi giorni un’inchiesta dell’autorevole “Financial Times”, secondo cui l’offerta della pizza nel Regno Unito ha ormai raggiunto il livello di saturazione, teoria dimostrata dall’eccesso di locali e dal calo vertiginoso della domanda.
Primo effetto collaterale della crisi la chiusura di quasi 70 punti vendita fra Inghilterra, Scozia e Galles della catena americana “Pizza Hut”, che segue la stessa scelta di “Papa’s John”, un’altra catena molto diffusa in UK.
Una decisione che al momento non tocca “Domino’s”, più che altro per la scelta strategica di inserire nel menù di 200 ristoranti sui 1.400 presenti nel Regno Unito piatti a base di pollo, più precisamente ali e cotolette fritte.
Secondo il quotidiano economico anglosassone, il numero di pizzerie – fra locali indipendenti e colossi internazionali - soprattutto a Londra e nelle grandi città è ormai così alto da aver toccato il punto massimo di diffusione: più di così non ci sarebbe posto. E visto che come sempre il troppo stroppia, i sudditi di Sua Maestà hanno iniziato ad averne abbastanza.
C’è di mezzo, racconta ancora il Financial Times, un repentino cambio dei gusti che punta sempre di più verso le cucine etniche da scoprire e soprattutto verso il pollo, più economico e democratico di una pizza, che in alcuni locali può raggiungere prezzi esageratamente alti.
Un altro indizio utile, conclude l’inchiesta, è al contrario la crescita esponenziale dei fatturati di altri colossi specializzati nel pollame, come “Kentucky Fried Chicken”, “Popeys” e “Wingstop”.
“L'alimentazione popolare sta attraversando una mutazione – ha ammesso Andrew Rennie, ad d Domino’s nel corso di un’intervista rilasciata al Financial Times - a livello globale, il pollo è la proteina che cresce più in fretta e la scelta di introdurlo nel nostro menù era piuttosto scontata”.









