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Il must have dell'estate arriva con un effetto collaterale che nessuna etichetta ha mai avuto il coraggio di segnalare: la caduta in mezzo al marciapiede.

Il modello incriminato si chiama flowy wide-leg pants, fascia i fianchi e poi si allarga in una gamba amplissima e fluida, con un orlo così generoso da inghiottire completamente le scarpe. Più che a palazzo, viene da dire a sipario.

Esistono in jeans, viscosa, lino o cotone, con o senza elastico in vita, prodotti da qualsiasi marca, e popolano i feed di Instagram e TikTok con la stessa disinvoltura con cui spesso fanno inciampare chi li indossa.

È sufficiente accelerare il passo perché il fondo dei pantaloni cominci a oscillare, un piede finisce dentro il fondo dell'altra gamba oppure resta incastrato nel tessuto, e la caduta è servita. Il “Washington Post” ha raccolto le testimonianze di centinaia di donne finite a terra, ribattezzando con affetto poco lusinghiero i capi di un noto marchio di fast fashion come i pantaloni letali, o più sinteticamente della morte.

Da noi il fenomeno non è da meno e diversi influencer l’hanno raccontato in diversi video che girano sui social. Su TikTok la sezione dedicata alle cadute da flowy wide-leg pants è un genere a sé, popolarissimo soprattutto tra i giovanissimi della Gen Z, ed è diventata un fenomeno virale capace di scalare i trending topic e di finire persino sulla stampa americana.

Le soluzioni proposte dagli utenti oscillano tra il fai-da-te e la resa: c'è chi annoda il fondo dei pantaloni, chi lo blocca con elastici per capelli attorno alle caviglie, e chi opta di tagliare e accorciare l'orlo. Su questo punto le opinioni divergono: c'è chi fa notare che tra le foto in posa perfetta sui social e l'uso quotidiano del capo corre un abisso, e chi ammette che accorciare l'orlo fa perdere parecchio della linea originale ma resta l'unica soluzione possibile.

Del resto, chi bella vuole apparire qualche pena deve soffrire, recita il detto, e la storia della moda femminile è un lungo catalogo di trappole eleganti. Caterina de' Medici impose corpetti rigidi che strizzavano il busto, l'Ottocento vittoriano rispose con corsetti a clessidra e a esse capaci di spostare ossa e organi interni, e nel 1947 Christian Dior disegnò la gonna a tubino, la celebre pencil skirt, diventata icona di eleganza negli anni Cinquanta e tuttora considerata tra i capi più sexy del guardaroba femminile, con il piccolo difetto di rendere quasi impossibile salire sui gradini di un tram.

Negli anni Novanta è stata la volta del reggiseno push-up, lanciato al successo planetario da una testimonial come Eva Herzigova: il cosiddetto reggiseno delle meraviglie stringe e avvicina il seno verso il centro, talvolta con un'efficacia tale da aver attirato critiche e raccomandazioni mediche a non tenerlo indosso troppe ore di fila.