Ogni volta che fate la spesa, stringete qualcosa di peggio della maniglia di un bagno pubblico. Non è il carrello, il cestino e neanche la maniglia del frigorifero dei surgelati: è l'innocua (all’apparenza) barretta di plastica che si usa per separare la spesa da quella del cliente davanti, il gesto più automatico e meno pensato dell'intera visita ad un supermercato.
Un'inchiesta pubblicata su “Food Protection Trends” ha trovato batteri fecali nel 72% dei carrelli della spesa analizzati in supermercati statunitensi, una percentuale superiore a quella rilevata nei bagni pubblici dello stesso studio.
Ma il separatore di cassa è un caso ancora più estremo, perché almeno il carrello, dopo la pandemia, ogni tanto in qualche negozio viene disinfettato, mentre il separatore no. Se ne sta lì, sul nastro trasportatore, a collezionare tutto quello che le mani umane hanno da offrire, dall'apertura alla chiusura, senza che nessun protocollo di sanificazione lo sfiori nemmeno per sbaglio.
Una cassiera con anni di esperienza dietro al nastro sa benissimo che fra tutti gli oggetti in transito nel suo campo visivo durante una giornata di lavoro, la barretta di plastica l'elemento più igienicamente discutibile.
Capire il perché è semplice, visto che quel rettangolo di plastica dura viene afferrato, girato e trascinato da centinaia di persone ogni ora: bambini che hanno appena finito uno snack, adulti che hanno portato lo smartphone in bagno, chiunque abbia maneggiato carne cruda o sacchetti polverosi dal fondo del freezer.
Ogni contatto deposita sulla superficie un sottile strato di sudore, sebo, residui di crema solare e microgocce di cibo. Nel tempo, questi materiali formano quello che in microbiologia si chiama “biofilm”, una pellicola invisibile in cui batteri e microrganismi si attaccano alla plastica e proliferano indisturbati. Non è una catastrofe batteriologica ma un condominio di germi a cielo aperto che nessuno pensa mai di pulire e che nessun cliente sospetterebbe mai.
Il problema non è il singolo contatto ma la catena di gesti che segue: si tocca il separatore, si sistema la frutta sul nastro, ci si gratta il naso, si apre la borsa del pane, si digita il PIN sul terminale di pagamento. In pochi minuti, gli stessi microrganismi percorrono un tragitto che va dal nastro trasportatore alle mucose con una velocità che neanche in F1. E il terminale del PIN, a sua volta, non è da meno: viene toccato in rapida successione da chiunque sia in fila, spesso con le stesse dita che hanno appena sistemato la mascherina o tossito nel palmo della mano.
I punti critici nel supermercato non sono poi così nascosti, basta sapere dove guardare. Uno studio condotto in quattro punti vendita italiani ha rilevato tracce di SARS-CoV-2 nel 6% delle superfici testate, concentrate soprattutto su tastiere dei pagamenti elettronici e maniglie dei frigoriferi.
Una ricerca europea ha trovato enterobatteri intestinali su oltre il 40% di maniglie e cestini. Il filo comune è che più una superficie viene toccata e meno pulita, più tende a battere il bagno in termini di carica microbica. Il bagno, almeno, ha un addetto alle pulizie con turni fissati, mentre le barrette di plastica sul nastro trasportatore no.
Sapere tutto questo non obbliga a fare la spesa con i guanti da chirurgo né a sviluppare un'allergia alle corsie dei supermercati, bastano alcune accortezze che non richiedono sforzi particolari, come ad esempio usare le salviette igienizzanti che molti negozi offrono all'ingresso, soprattutto per il manico del carrello, che rimane comunque uno dei vettori più contaminati. Non appoggiare frutta e verdura direttamente sul nastro, ma tenerle nei sacchetti o nelle retine riutilizzabili e per il separatore, la soluzione più semplice è spostarlo con il dorso della mano o spingerlo con una confezione già chiusa, invece di afferrarlo a tutta palma.
Evitare di toccarsi il viso durante la fila, il gesto più difficile da controllare e il più efficace nel trasferire germi dalle mani alle mucose.
Lavarsi le mani quando si arriva a casa rimane il gesto più efficace in assoluto. Non perché il supermercato sia un luogo pericoloso in senso assoluto, ma perché è un luogo molto più toccato di quanto la sua atmosfera ordinata e illuminata lasci immaginare.












