Da venerdì 3 luglio il Forte di Exilles, in Val di Susa, apre al pubblico le sale del piano terra dedicate a “Monster Gallery. Tutti i mostri di Loch Ness”, mostra a cura di Vittorio Pavesio e Alberto Setzu realizzata in collaborazione con Torino Comics.
Il Forte non è nuovo a ospitare enigmi irrisolti. Conteso tra Francia e Savoia dal Duecento per la sua posizione dominante sulla valle, ha attraversato guarnigioni, battaglie, distruzioni e riconquiste, e viene tradizionalmente associato alla Maschera di Ferro, il prigioniero di identità ignota che ha alimentato romanzi e film per secoli senza che nessuno sia mai riuscito a stabilire chi fosse davvero.
La mostra ripercorre come “Nessie”, il nomignolo del leggendario mostro scozzese, sia passata da avvistamento locale, segnalato per la prima volta sull’Inverness Courier oltre novant’anni fa, a fenomeno culturale globale. Nel mezzo ci sono stati appostamenti durati settimane, mesi, in alcuni casi anni, taglie in denaro promesse a chi fosse riuscito a catturarla, una propaganda bellica che durante la Seconda Guerra Mondiale non si è fatta scrupoli a tirarla in ballo per deridere il nemico, sonar e sommergibili mandati a scandagliare il lago con la tecnologia migliore disponibile di volta in volta, convegni, tesi, controtesi.
Il risultato di tutto questo lavoro, spiega Alberto Setzu nella prefazione alla mostra, non è una prova, ma qualcosa di più interessante: la certezza che Nessie esista comunque, non in una sola versione ma in centinaia. C’è chi la immagina verde, chi viola, chi con una gobba, chi con più d’una: ogni autore l’ha reinventata a modo suo, e il punto della mostra sembra essere proprio questo, più che stabilire una verità biologica che nessuno ha interesse a trovare.
Il percorso espositivo raccoglie queste interpretazioni, con le immagini di diversi artisti che nel tempo hanno dato forma alla creatura. Il fumetto, in particolare, non le ha mai fatto sconti: da Topolino a Tintin, da Asterix ad Alan Ford, passando per Martin Mystère e Dylan Dog, Nessie compare nei modi più diversi, dai racconti umoristici a quelli più cupi.
A questo si aggiungono romanzi, saggi più o meno scientifici, film, cartoni animati, libri per bambini, canzoni che spaziano dal pop al jazz, dal celtico al reggae, e un merchandising che non accenna a esaurirsi. Nessie, insomma, non è mai stata avvistata con certezza nelle acque del lago, ma nell’immaginario collettivo nuota che è un piacere, ed è forse il soggetto più ritratto della storia della cripto-zoologia pur senza avere mai posato per una foto decente.
Una sezione della mostra è riservata a Lockness, personaggio nato dalla matita di Vittorio Pavesio tra gli anni Ottanta e Novanta e pubblicato su testate come il settimanale Dolly, il Corriere dei Piccoli e Dodo, con i testi curati da Alberto Setzu.
Nelle strip, il mostro scozzese non è affatto minaccioso e la vera insidia arriva sempre dagli esseri umani, con i loro comportamenti negligenti e sconsiderati verso l’ambiente. Il buon Lockness, creatura pacifica imparentata con i plesiosauri, insieme ai suoi compagni d’avventure passa le giornate a difendere l’habitat animale dalle interferenze umane, stando bene attento a non farsi beccare da cacciatori di mostri, curiosi occasionali o impresari in cerca di qualcosa da esibire in un circo. Le sue vicende, raccolte oggi nel volume “Lockness - Il mostro del lago”pubblicato da Edizioni Sbam!, restano un piccolo manifesto ambientalista travestito da fumetto umoristico, con protagonista un mostro certamente più ragionevole della maggior parte degli esseri umani che lo circondano.
Pavesio, oltre a essere l’autore di Lockness, il primo di una lunga serie di personaggi usciti dalla sua matita, è figura di rilievo nella storia del fumetto italiano: per anni editore in Italia e in Francia, ha fondato e coordina tuttora Torino Comics, la manifestazione dedicata al mondo del fumetto nata nel 1994. Setzu, che ha curato sceneggiature e testi di Lockness e di diversi altri progetti insieme all’amico, dopo l’esperienza al Corriere dei Piccoli si è dedicato all’attività grafica. Insieme, i due curatori sembrano aver trovato la sintesi perfetta tra due categorie che raramente si incontrano nei libri di storia: i misteri che nessuno riesce a spiegare e quelli che nessuno vuole davvero siano spiegati.
La mostra è visitabile da venerdì 3 luglio fino a settembre, tutti i giorni di apertura del Forte, con ingresso incluso nel biglietto ordinario e gratuito per i possessori dell’Abbonamento Musei Piemonte e Valle d’Aosta.












