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Alle prime luci dell'alba del 6 giugno 1944, 156mila soldati e 20mila veicoli, con l’appoggio di 1.213 navi da guerra e 4.126 mezzi di sbarco, si riversano su una striscia di terra lunga 80 km: è il “D-Day”, una pagina di storia scritta con il sangue di quasi 210mila vittime solo fra gli Alleati.

Chi c’era, ed è riuscito a sopravvivere alla carneficina - primo passo verso la liberazione dell’Europa dal Nazismo - non è mai riuscito a dimenticare gli orrori di quel giorno, continuando per tutti gli anni che il destino gli ha concesso a tentare di dare una ragione alla morte di tanti compagni che non era stato possibile salvare.

Fra loro c’era Bernie Jordan, ex marinaio inglese che nel 2014, a 89 anni, è uscito dalla casa di cura per anziani dove viveva con la moglie per andare in Francia e partecipare alla commemorazione del 70° anniversario dello sbarco in Normandia. Nessuno – tantomeno Bernie – aveva idea che la sua storia avrebbe toccato il cuore di milioni di persone in tutto il mondo.

Per la stampa inglese, da sconosciuto Bernie diventa di colpo “The Great Escaper”, il grande fuggitivo, e per la prima volta il mondo scopre la vita di Bernie e sua moglie Rene, due teneri e tenaci anziani che poco tempo avrebbero diviso anche la fine, a poche settimane di distanza uno dall’altro.

Quella di Bernie Jordan era la vita di un tranquillo signore inglese di 87 anni: ogni giorno alle 10:30, immancabilmente, usciva per una passeggiata. Prima dava un bacio sulla guancia a sua moglie Irene, indossava l’impermeabile grigio e apriva il cancello di “The Pines”, la residenza per anziani in mattoni rossi di Hove, nell'East Sussex, dove la coppia viveva. Sotto l'impermeabile, sul bavero della giacca, non mancavano mai le cinque medaglie di guerra, tra cui la prestigiosa Atlantic Star.

Per prima cosa, Bernie comprava un po’ di frutta e una tavoletta di cioccolato sua moglie. Poi prendeva un giornale e passeggiava sul lungomare, fermandosi nel solito bar per sorseggiare una tazza di tè.

Subito dopo pranzo tornava al The Pines, baciava Irene sulla guancia e passava il resto del pomeriggio al fianco di sua moglie, gravemente malata.

Ma il 5 giugno 2014 è stato diverso. Da quando si è svegliato, Bernard continuava a ripetere a tutti che doveva partire per la Francia. E così è stato.

Una storia che ha affascinato Oliver Parker, regista di “Fuga in Normandia”, che ha scelto di raccontare la vicenda senza cedere al facile sentimentalismo e all’ironia, ma anzi, mantenendo la trama in modo asciutto e fedele alla realtà. Ma questo nulla toglie ad un film struggente e commovente, che racconta il crepuscolo di un uomo che per tutta la vita ha lottato per rimuovere dalla memoria i volti dei compagni fatti a pezzi dalle bombe nemiche, e i sensi di colpa di chi non sa come, ma è riuscito a uscirne vivo schivando sangue e proiettili.

In parallelo, è anche la storia di un amore come forse non ne fanno più, costruito su dosi di amore, affetto, abnegazione e intimità sufficienti per riempire una vita intera. Per finire con il messaggio forse più importante, specie in tempi come questi, contro tutte le guerre, che si mostrano in tutta la loro inutilità nelle scene girante in un pub, quando veterani inglesi e tedeschi finiscono per abbracciarsi, perché quello che resta dopo tanti anni non è più l’odio, ma l’essere stati costretti da altri a provarlo.

Per interpretare due personaggi complessi come Bernie e sua moglie Irene servivano attori di peso, credibili e capaci di toccare tutte le corde dell’anima senza mai cedere alla macchietta del vecchietto stordito dalla demenza. Il regista il ha trovati in Michael Caine e Glenda Jackson, due pesi messimi del cinema, lui alle prese con l’ultimo ruolo di una carriera iniziata nel 1956 e costellata da due premi Oscar, lei, grande attrice inglese altrettanto premiata con due statuette, mancata pochi mesi dopo la fine delle riprese.

LA TRAMA

Ispirato a fatti realmente accaduti, il film racconta la “grande fuga” dell’ottantenne Bernie Jordan che, per il 70° anniversario dello sbarco in Normandia, scappa dalla casa di riposo in cui vive con la moglie per unirsi ad altri veterani di guerra e commemorare i compagni caduti. Ma quando scopre che le prenotazioni per il viaggio organizzato appositamente per i reduci del D-Day sono ormai chiuse, Bernie non si dà per vinto e decide di raggiungere la Normandia da solo. Durante il viaggio fa amicizia con un altro reduce, ex pilota della Royal Air Force, con cui finirà per condividere tutti i fantasmi del passato. La notizia della fuga di Bernie fa in fretta il giro del mondo e il veterano finisce in prima pagina. Ma quella che viene raccontata, è solo una parte della storia...

CAST TECNICO

Regia – Oliver Parker

Sceneggiatura – William Ivory

Prodotto da – Robert Bernstein, Douglas Rae

Fotografia – Christopher Ross

Scenografia – Nicholas Palmer

Montaggio – Paul Tothill

Musiche – Craig Armstrong

Produzione – Pathé, BBC Films, Ecosse Films, Film I Vast, Filmgate Films

Distribuzione – Lucky Red

CAST ARTISTICO

Michael Caine – Bernie Jordan

Glenda Jackson – Rene Jordan

John Standing – Arthur Woward-Johnson

Danielle Vitalis – Adese

Donald Sage Mackay – Nathan

Carlyss Peer – Vicky

Victor Oshin – Scott

Jack Clune – Judith Cook

Wolf Kahler - Heinrich

Will Fletcher – Bernie da giovane

Laura Marcus – Rene da giovane