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C’è una nuova voce pronta a entrare nel coro un po’ affollato della critica gastronomica italiana. È quella di Gault&Millau, storica guida francese che dal 1972 osserva, racconta e spesso anticipa le trasformazioni della cucina contemporanea. A gennaio 2027, per la prima volta, la Guida Gialla pubblicherà un’edizione interamente dedicata all’Italia partendo da un indirizzo preciso: il Piemonte.

Una scelta che non è solo logistica ma profondamente simbolica. La regione diventerà infatti la sede legale e operativa di “Gault&Millau Italia”, segnando un punto di contatto tra uno dei territori più identitari del gusto italiano e una delle piattaforme critiche più influenti a livello internazionale.

Fondata dai giornalisti Henri Gault e Christian Millau, la guida ha costruito la propria reputazione su due pilastri: l’indipendenza di giudizio e la capacità di intercettare il nuovo. È stata tra le prime a legittimare cucine non ingessate nel formalismo del lusso, a dare spazio ai giovani chef e a considerare la ristorazione come un fenomeno culturale, prima ancora che gastronomico.

Non stupisce, quindi, che il suo arrivo in Italia venga presentato come un’operazione di “lettura” più che di semplice classificazione.

Il debutto sarà graduale e metodico: nei prossimi anni, circa cento ispettori percorreranno il Paese seguendo un calendario progressivo: la prima edizione, prevista per l’inizio del prossimo anno, coprirà il Nord-Ovest e parte del Nord-Est, per poi estendersi anno dopo anno fino a completare l’intero territorio nazionale entro il 2031. Un lavoro capillare, pensato per evitare una fotografia frettolosa e privilegiare l’osservazione nel tempo.

Il cuore del progetto è il metodo: gli ispettori, divisi fra giornalisti e appassionati selezionati, evitando gli operatori del settore, lavoreranno in totale anonimato e secondo un codice etico rigoroso, comune a tutte le edizioni internazionali della guida.

La loro formazione avverrà presso il nuovo Gault&Millau Academy Center, che avrà sede a Monforte d’Alba: una vera e propria “scuola della critica”, dove verranno trasmessi criteri, linguaggi e responsabilità di un ruolo tutt’altro che secondario.

Il sistema di valutazione resta fedele alla tradizione Gault&Millau: punteggi da 10 a 20 che si traducono nei celebri Toques, da uno a cinque. Ma il giudizio non si ferma al piatto, perché servizio, atmosfera, coerenza dell’esperienza, rapporto qualità-prezzo e proposta beverage contribuiscono alla valutazione complessiva. L’obiettivo è offrire al lettore una visione completa, capace di restituire l’identità di un ristorante e non solo raccontare il suo picco creativo.

Accanto all’alta cucina, la guida italiana includerà anche una sezione “POP”, dedicata ai locali informali che interpretano con intelligenza e qualità la ristorazione contemporanea. Nessun punteggio, nessun Toque, ma segnalazioni ragionate per chi cerca esperienze autentiche e accessibili, a ulteriore conferma di una filosofia che rifiuta gerarchie rigide e abbraccia il piacere del gusto.

La scelta del Piemonte come base operativa è stata accolta con entusiasmo dalle istituzioni regionali. “L’arrivo di una guida internazionale come Gault&Millau rappresenta un riconoscimento importante per il nostro territorio”, ha dichiarato Alberto Cirio, sottolineando come negli ultimi anni la regione abbia investito con decisione sulla promozione enogastronomica a livello globale.

Oltre alla pubblicazione della guida (prevista in edizione cartacea limitata e in versione digitale, gratuitamente consultabile e bilingue), il progetto italiano prevede anche eventi, premi speciali e appuntamenti dedicati agli addetti ai lavori e al pubblico. Dai riconoscimenti come “Chef of the Year” e “Young Talent” fino alle iniziative di networking, Gault&Millau punta a inserirsi nel tessuto gastronomico nazionale, non solo a osservarlo.