Nuovo atto nella saga del Giandujotto di Torino Igp. La “Lindt & Sprüngli”, che nel 2022 ha inglobato “Caffarel”, l'azienda che il cioccolatino l'ha inventato nel 1865, ha presentato ricorso al Tar del Lazio contro il decreto con cui il Ministero dell'Agricoltura ha trasmesso alla Commissione europea il fascicolo per il riconoscimento dell'Indicazione geografica protetta.
Il decreto impugnato, firmato il 23 marzo 2026, chiudeva la fase nazionale della procedura superando le opposizioni presentate e aprendo il dossier a Bruxelles. Sembrava fatta, non lo era per niente.
Nel corso dell'iter amministrativo Lindt aveva lasciato intendere di non voler ostacolare il percorso, e i legali dell'azienda, durante la pubblica lettura del disciplinare nel 2025, avevano persino dichiarato che non si sarebbero opposti alla concessione dell'Igp, purché venissero rispettati i propri marchi. Antonio Borra, segretario del Comitato Giandujotto Torino Igp, va diretto: “Di fatto Lindt è venuta meno agli accordi presi, sia con il Comitato che con la Regione”.
Il nodo è il marchio “Gianduia 1865 – L'autentico Gianduiotto di Torino”, registrato da Caffarel nel 1972 e regolarmente rinnovato. La multinazionale svizzera contesta la possibile sovrapposizione con la denominazione protetta e lamenta che il provvedimento ministeriale garantisca al proprio marchio una tutela soltanto limitata, della durata di quindici anni. Vuole una protezione “piena e stabile”.
Il Ministero, dal canto suo, aveva già esaminato le argomentazioni nel decreto del 23 marzo e le aveva respinte, ritenendo sufficienti le controdeduzioni del Comitato.
Il Comitato Giandujotto di Torino raccoglie oltre quaranta imprese piemontesi del settore cioccolatiero ed è il soggetto promotore del riconoscimento Igp, un percorso avviato nel 2017.
Il ricorso non blocca automaticamente la procedura, ma può rallentarla. L'articolo 16 del Regolamento UE 2024/1143 prevede che la Commissione europea possa sospendere l'esame della domanda di registrazione in attesa della pronuncia del giudice nazionale, e l’udienza al Tar del Lazio non è ancora stata fissata.
Il gianduiotto non nasce per ispirazione creativa ma per necessità: il blocco napoleonico aveva ridotto le importazioni di cacao, rendendolo scarso e costoso. Michele Prochet, di “Caffarel”, decise di sostituire una parte con la nocciola Tonda Gentile del Piemonte, più abbondante e di qualità eccezionale. Il risultato viene presentato al pubblico durante il Carnevale del 1865, distribuito per le strade di Torino dalla maschera di Gianduja.
Il cioccolatino torinese ha un altro primato spesso dimenticato: è stato il primo al mondo a essere confezionato singolarmente. Oggi viene prodotto con due tecniche distinte: l'estrusione, che garantisce una consistenza morbida e artigianale, e il colaggio in stampo, metodo più industriale che produce un prodotto più compatto. Caffarel, come da marchio depositato, è tuttora l'unica azienda autorizzata a stampare il volto di Gianduja sull'incarto.
Qui di seguito la posizione di Caffarel: «Caffarel ribadisce di non voler contestare il riconoscimento dell’IGP del gianduiotto. L’azienda, che è unanimemente riconosciuta come l'inventrice del gianduiotto e che ancora oggi produce presso lo storico stabilimento di Luserna San Giovanni in provincia di Torino, ha sempre sostenuto che tale percorso debba tuttavia convivere con la piena tutela del proprio marchio “Gianduia 1865. L’autentico Gianduiotto di Torino”. Poiché il provvedimento attuale prevede soltanto una tutela limitata del marchio denominativo per 15 anni, Caffarel ha presentato ricorso al TAR al solo fine di ottenere certezza giuridica su una protezione piena e stabile del proprio marchio, registrato nel 1972 e regolarmente rinnovato. Il ricorso non intende rallentare né ostacolare il processo dell’IGP, ma assicurare una convivenza chiara tra il riconoscimento dell’IGP e il marchio di Caffarel».












