Torinese classe 1990, cresciuto tra Australia e Canada, da anni residente in Asia per scelta e non per caso. Gianluca Gotto ha costruito una delle community letterarie più solide del panorama italiano contemporaneo parlando di cose che la narrativa mainstream tende a schivare: la ricerca della felicità, la filosofia buddhista applicata al quotidiano, il rapporto tra dolore e presenza.
Il suo TEDx “Come essere felici ogni singolo giorno” è tra i più visti in assoluto in lingua italiana, e la lista dei suoi titoli, da “Le coordinate della felicità” a “Come una notte a Bali” da “La Pura Vida” a “Verrà l'alba, starai bene”, racconta un percorso romanzo dopo romanzo intorno alle stesse ossessioni di fondo. Non è un caso che i lettori lo seguano con una fedeltà insolita per il mercato editoriale italiano: Gotto scrive di cose che la gente sente.
“Ci basterà mangiare il vento”, il nuovo lavoro, edito da Mondadori, è ambientato tra Singapore e Torino, due città distanti geograficamente e culturalmente. Il protagonista ha passato anni a costruire una fortezza interiore: meditazione, distacco emotivo e disciplina spirituale portata al limite. Convinto di aver sistemato i conti con il passato e i traumi dell'infanzia, si ritrova a fare i conti con Giorgia, una donna che incarna il desiderio, il caos, l'amore nella sua forma più imprevedibile e, per questo, più pericolosa, esattamente quello che aveva deciso di escludere dalla propria vita.
La domanda che il libro fa girare non è nuova, ma Gotto la fa in modo bruciante: quanto della cosiddetta serenità è equilibrio conquistato, e quanto è semplicemente fuga?
Proteggersi dalla sofferenza e rinunciare alla vita sono la stessa cosa, o si può trovare uno spazio tra le due? Il romanzo non offre risposte consolatorie e questo, a conti fatti, è forse il motivo per cui funziona.
Il confine tra pace interiore e anestesia emotiva è sottile, e la storia ci cammina sopra senza cedere alla tentazione di risolversi troppo in fretta.
Non è un dettaglio secondario che l'evento si tenga alle “OGR”, più precisamente sabato 27 giugno alle ore 18:30. L'hub della “Fondazione CRT”, le ex officine ferroviarie di fine Ottocento, oggi centro culturale e tecnologico tra i più interessanti d'Europa, ha una vocazione alla contaminazione che si sposa bene con il tipo di letteratura di Gotto: non narrativa di puro intrattenimento e neanche saggistica pura, ma qualcosa che sta nel mezzo e tratta la ricerca di senso come un problema serio.
Trentacinquemila metri quadrati nel cuore di Torino che ospitano arte, musica, ricerca e impresa: lo “Speakers' Corner” di OGR Tech è uno dei formati con cui questo spazio apre la conversazione al pubblico.
L'incontro sarà l'occasione per affrontare quei temi dal vivo: il percorso personale dell'autore, il dialogo tra spiritualità e relazioni, e tutto ciò che nei libri rimane tra le righe ma in una conversazione può venire a galla. Le OGR Torino organizzano l'evento in collaborazione con Mondadori. L'ingresso è gratuito, previa prenotazione.












