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Vabbè, in fondo il mondo del running aveva bisogno di una scossa. Dopo decenni di scarpe con ammortizzatori, orologi GPS e podcast motivazionali, qualcuno ha deciso che la rivoluzione sarebbe venuta non dal futuro, ma dal 1603.

Katsunori Oba, 61 anni, ricercatore di Tochigi Prefecture, si presenta nei suoi video con una divisa in tessuto navy da lavoro tradizionale (samue) e sandali di paglia (waraji). Niente scarpe da running da duecento euro e gadget tecnologici, solo un uomo che corre di lato come un granchio e ha accumulato oltre 270 milioni di visualizzazioni sui social.

La storia parte da lontano, , più precisamente dal periodo Edo, epoca compresa fra il 1603 e il 1868, quando in Giappone e notizie e merci viaggiavano grazie ai “hikyaku”, corrieri professionisti capaci di coprire i circa 500 km tra Tokyo e Kyoto in tre giorni, a piedi, su sentieri di terra e con sandali di paglia.

Dal 2014, Oba ha setacciato la Biblioteca Nazionale della Dieta, le stampe “ukiyo-e” e antichi manuali per ricostruire le forme del cammino e della corsa dell'epoca, inclusa la tecnica “nanba”, in cui braccio e gamba dello stesso lato si muovono insieme, e la meno nota corsa laterale “yoko-hashiri”. Il risultato di un decennio di ricerca è l'Edo-bashiri: una variante personale che unisce storia, biomeccanica e una buona dose di quella cosa che sui social si chiama “contenuto”.

A vederlo la prima volta, l'Edo Running Style sembra la versione atletica di un personaggio dei videogiochi degli anni Novanta. Il corpo ruota leggermente di lato, le braccia non vanno avanti e indietro ma seguono movimenti più rotatori, i passi sono brevi e rapidi. L'idea è di inclinarsi in avanti, tenere le mani vicino ai fianchi e spostarsi con piccoli passi strisciati invece delle lunghe falcate della corsa moderna.

Tra le tecniche più bizzarre (e affascinanti) c'è l'hiza-nuki: rilassando le ginocchia, Oba riesce a cambiare direzione in soli 0,6 secondi, ma senza dimenticare la corsa "stile ninja", che prevede 288 passi al minuto

Il motivo per cui Oba si è buttato in questa ricerca non è accademico: da appassionato maratoneta, si è infortunato alle ginocchia a 48 anni e ha iniziato a chiedersi come recuperare resistenza senza distruggersi le articolazioni, e la risposta l’ha trovata in una stampa del XVII secolo.

Oba ha iniziato a pubblicare video dimostrativi nell'autunno del 2024, poco dopo Instagram è passato da 200 a 150.000 follower. Poi è arrivata CNN, e il resto è storia virale: l’Edo-bashiri si è classificata al primo posto tra i buzzword dell'anno, secondo il JC JK Buzzword Award 2025, un evento dedicato al vocabolario delle studentesse delle medie e superiori giapponesi.

La domanda più ricorrente è se siamo di fronte a una scoperta biomeccanica o ad un contenuto virale ben confezionato. E la risposta più onesta probabilmente comprende un po' entrambe le cose. La tecnica è descritta come capace di aumentare la velocità con meno sforzo e ridurre il carico sulle ginocchia, ma la comunità scientifica non ha ancora prodotto studi seri.

Quello che è innegabile si riallaccia alla tradizione di una tecnica che puntava non tanto alla velocità quanto alla capacità di sostenere distanze molto lunghe.