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State a casa e fate sesso. Ridotto all’estremo, è un po’ questo il messaggio che l’amministrazione comunale di Tokyo ha deciso di lanciare stabilendo che dall’aprile del prossimo anno la settimana lavorativa dei dipendenti pubblici si fermi al giovedì, lasciando ben tre giorni ad uso fantasia, sperando che nelle 72 ore libere qualcuno trovi il tempo di dedicarsi al sesso, appunto.

Il problema non è donare momenti di piacere pagati da contratto, ma qualcosa di molto più profondo e preoccupante: combattere uno dei più alti tassi al mondo di denatalità, che senza invertire la rotta nel giro di qualche decennio trasformerà il Giappone in un paradiso degli anziani. Lo scorso anno, secondo il Ministero del Lavoro, della Salute e del Welfare, in tutto il Giappone si sono registrate solo 727.277 nascite.

In realtà, da nessuna parte la norma vieta di dedicarsi anche a passioni, viaggi e attività sportive, ma l’invito espresso è di utilizzare almeno un po’ del tempo concesso facendo sesso non protetto, dando il via così alla tanto sperata filiera riproduttiva. Ma non basta, perché al pari del governo centrale giapponese, che consente ai genitori di bambini fino alla terza media di rinunciare una parte dello stipendio per uscire prima dal lavoro, anche a Tokyo sono allo studio misure simili per i futuri genitori, a partire proprio da più tempo libero per crescere i figli.

“Rivedremo gli stili di lavoro all'insegna della flessibilità, affinché nessuno sia costretto a rinunciare alla propria carriera a causa della nascita di figli o della loro cura - ha commentato il sindaco di Tokyo Yuriko Koike - ora è il momento di prendere l’iniziativa per proteggere e migliorare la vita, i mezzi di sussistenza e l’economia dei cittadini durante questi tempi difficili per la nazione”.

Si tratta dell’ennesima iniziativa decisa per invertire la crisi demografica nipponica, che nel giugno scorso ha toccato il minimo storico, secondo molti sociologi figlia anche della spietata cultura del lavoro giapponese unita all’aumento del costo della vita.

E Tokyo non è l’unico posto in Asia ad attuare politiche rivolte alla famiglia: all’inizio di quest’anno, Singapore ha introdotto linee guida che impongono a tutte le aziende di prendere in considerazione le richieste dei dipendenti per accordi di lavoro flessibile, mentre dallo scorso anno è stato semplificato l’accesso al congedo di paternità, anche se mesi dopo si è scoperto che pochi papà l’avevano richiesto per timore di ripercussioni da parte del datore di lavoro.