Ogni anno, senza muoversi da Cuneo, una maglia fa il giro del mondo. La indossano in Giappone, Australia, Sudamerica, la fotografano in cima a colli che non hanno mai visto le Alpi. È la divisa ufficiale della “Granfondo La Fausto Coppi Generali”, e per la 37esima edizione, in programma il prossimo 28 giugno, arriva in bianco e rosso: i colori di Cuneo e quelli della Danimarca, una bandiera che non è mai esistita ma racconta il senso di una manifestazione nata per unire.
Il bianco scelto è il “cloud dancer” che richiama la neve del colle Fauniera, a 2.481 metri, il rosso è quello del cuore che batte forte sui tornanti. La Danimarca è il paese ospite di questa edizione, e il ciclismo è uno dei pochi sport capaci di fare diplomazia senza ambasciate.
A produrre la maglia è “Ekoï”, azienda francese che per il secondo anno consecutivo veste i partecipanti della granfondo cuneese. Il direttore operativo Pietro Cicoria annuncia anche una presenza d'eccezione alla partenza: Fabio Aru, vincitore della “Vuelta”, ex maglia rosa e maglia gialla, sarà tra i corridori in gara come ambasciatore del marchio. Un nome che basta da solo a spiegare il livello della manifestazione, rimasta artigianale nell'anima ma internazionale nei numeri.
Dal 1987 a oggi sono state prodotte oltre 60.000 maglie ufficiali, con le bandiere di più di 75 paesi cucite sulle divise. Davide Lauro ed Emma Mana, presidente e vice presidente dell'associazione sportiva Fausto Coppi on the road, ricordano che la gara fu tra le prime granfondo al mondo a prevedere una maglia ufficiale da gara, una scelta pionieristica che oggi si porta dietro un archivio involontario della moda sportiva di montagna.
In piazza Galimberti, durante il weekend di gara, sarà allestita una mostra per ripercorrere trent'anni di divise, colori e tendenze: dalle stoffe anni Ottanta alle tecnologie attuali, passando per mode che raccontano decenni di ciclismo amatoriale.
Sul piano tecnico, la maglia 2026 è in poliestere bi-materiale: davanti e maniche in tessuto a coste per il comfort, schiena in mesh traforato per disperdere il calore in salita. Taglio laser sui bordi, banda siliconata sul fondo per tenerla ferma sul pantaloncino, tre tasche posteriori.
Tutto quel che serve per affrontare i 4.330 metri di dislivello della Granfondo, il percorso più lungo con i suoi 172 km che toccano la Colletta di Rossana, il Colle di Sampeyre, il Colle d'Esischie, il Fauniera e la Madonna del Colletto. Un itinerario pensato per chi vuole soffrire nel modo giusto.
Chi invece preferisce calibrare le ambizioni ci sono anche la Mediofondo, 111 km, 2.510 metri di dislivello, con il Fauniera comunque in programma, e la Fauniera Classic, percorso non competitivo da 101 km dedicato a chi vuole godersi la salita senza il cronometro addosso. Una libertà rara in un mondo di iscrizioni chiuse con mesi di anticipo: il percorso si può scegliere anche la mattina stessa della gara.
La manifestazione porta il nome di Angelo Fausto Coppi, nato a Castellania il 15 settembre 1919, morto a Tortona il 2 gennaio 1960 per una malaria contratta in Africa e non diagnosticata in tempo.
Il Campionissimo, con cinque Giri d'Italia, due Tour de France nello stesso anno, tre Milano-Sanremo, cinque Giri di Lombardia, un Mondiale su strada e due su pista, il record dell'ora mantenuto per 14 anni con 45,798 km percorsi. E poi la rivalità con Bartali, che spaccò l'Italia del dopoguerra in due tifoserie contrapposte.
Coppi morì a quarant'anni, e quella morte prematura ha contribuito a costruire il mito tanto quanto le vittorie. Oggi il suo nome vive su quelle salite cuneesi, indossato da migliaia di ciclisti amatori che arrivano da ogni angolo del pianeta per misurare se stessi sul Fauniera.








